CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [30]

Capitolo 5.

Quanto tempo era passato? Una voce lontana e perentoria lo fece rabbrividire. “Vieni fuori, Jack”.

Un’onda cosmica. Ragazzi sotto le luci del luna park tremolante, capelli morbidi nell’umido colpo di vento. Ragazze che si abbassano le gonne leggere di seta e a fiori e sorridono con distrazione di consumata impertinenza (occhi osservano giusto il tempo di abituarsi a te e poi passano ad altro).

Questo è il mondo. E chi sono, nel mondo, gli agenti Jack e M12? All’inizio del loro viaggio erano solo due parole scritte sulla carta, due anagrammi futuri che presero il primo treno cercando la soggettiva del finestrino in corsa (l’uomo non è mai puntuale e allora cerca di datare il tempo). Qualcuno però provò a registrarne le frequenze incerte e non lineari, a delimitarne le azioni sporadiche e quelle eccessive. Qualcuno sfidò il tempo.

Si trattava di un esperimento che lo stesso Jack aveva condotto, senza risultati, molti anni prima. All’insaputa del Comando fece costruire un’unica grande fabbrica sonora estesa fra Berlino Est e Tokyo. Chiamò la band del sottosuolo e le chiese di produrre un sound industriale, di gridare strofe d’amore mentre le trivelle fungevano da chitarre, i mattoni e le lamiere erano le batterie, l’orecchio sbattuto sul cemento il basso (gocce di sangue al rallentatore nell’aria metallica). La musica cresceva e Jack filmò i dettagli. Pupille, mani braccia, bocche, lingue di ferro dai muri. Ma il suono-immagine smise quasi subito di avanzare, producendo invece un’attesa scorticata e un’implosione. Una luce sola spazzò via la città e i musicisti (Jack salvo appena in tempo). Metallo liquido. Rintocchi elettrici. Voci dallo stomaco. La band straniera impone la propria meccanica. La città cade in ginocchio.

 

Nessuna nuova su questo pianeta. Di lato orizzonti irrisolti, dentro l’aria stantia di una procedura fredda (vetro in frantumi, il tramonto non mutò colore). Jack e M12 erano piccole formiche destinate a zoppicare lungo i confini senza mai varcare la linea. Si sforzarono, ma non trovarono parole.

Quello che il Comando ignorava era l’esistenza di un gruppo di agenti ribelli molto più estremo. Agenti scrittori di pagine fallimentari. Traditori che scrivevano rapporti in codice di getto senza fermarsi e poi rileggevano il romanzo cifrato e lo correggevano. Mentre la stesura definitiva si andava delineando, conservavano le pagine scartate, rubricavano errori, indicizzavano correzioni, catalogavano refusi. Poi prendevano questa massa incerta e a sua volta la mescolavano con i passaggi intermedi. L’unione fra la prima scrittura e la prima correzione costituiva il vero Romanzo, mentre l’ultima veniva spedita al Comando. Mentre il Comando leggeva, il romanzo veniva smembrato e diffuso con strategia casuale nelle città d’Oriente. Gli agenti scrittori sparavano, spiavano, scrivevano rapporti e dal cappotto d’ordinanza lasciavano scivolare pagine e plichi malandati che si andavano a depositare sottoterra e nel vento (veli neri a passeggio colpiti da repentine minute bianche). A quel punto un’altra squadra segreta entrava in azione col compito di documentare il ricostituirsi imprevedibile delle pagine sparse. Gli agenti scrittori lettori. Il capitolo primo è a Singapore (famiglia seduta a tavola il figlio piccolo legge ad alta voce). Il secondo ha smarrito tre pagine rientrate nel capitolo quinto, che ora racconta del lustrascarpe di Doha e insieme di un solitario regista che apre i suoi spettacoli salendo in scena circondato dalle carcasse silenziose e maleodoranti di insetti schiacciati nel mezzo di un volo appena spiccato (regista curvo fra le spighe che attende la caduta). In questo modo i romanzi si moltiplicavano e il capolavoro rimaneva illeggibile a galleggiare fra una città e l’altra nella rinata tradizione orale (brani di storie interrotte bisbigliati agli angoli delle strade).

Jack invece era rimasto al primo stadio di ribellione, scrittore egoista fiducioso nella presunta forza delle parole scritte e segretamente celate. Jack non era più un agente e non fu mai uno scrittore. Per questo il Comando lo scelse per sconfiggere il sistema segreto degli agenti scrittori. L’unico modo per debellare la scrittura che si fa da sola, era spedirle contro un romanziere. M12 era l’agente di controllo. Il Comando l’editore.

(continua)

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