CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [29]

Jack notò una macchia di luce pulsare sul lato del coltello gelato (ricordo d’infanzia, l’acciaio cura i morsi delle meduse, rossore diffuso sulla pelle, fitta elettrica lungo la schiena). Il ricordo lo privò del dolore. M12 sorrise. M12 eseguì una giravolta. Jack sentì sangue caldo. M12 cantò un’antica ballata in cui ogni parola veniva risucchiata dall’odio di ogni amore. M12 cantò la sua rabbia per le macchine e per il cielo, per la terra e per l’aria, nenia triste di un baritono elettronico. M12 danzò (testa barcollante). M12 sputò su Jack insetti gialli e il sorriso gli arrivava sulla nuca (ghigno della maschera di cera).

E non c’è carne in tutto questo. Jack provò la spiacevole sensazione della fine dell’uomo in carne e ossa. Muscoli sfibrati, aria sfilacciata, macchie di luce senza peso. Piccole fredde visioni di un uomo solo che pensa di salvarsi con lo stupore dell’altro. La parabola triste dello scrittore fallito. Una progettualità senza cuore, fragile linea picaresca su cui si vorrebbe basato il racconto fantastico di un desiderio irrealizzato. M12 lo colpì in piena faccia e il pugnò si fermò fra le pareti molli del cervello. “Che scrivi a fare, Jack? I palazzi crollano, le mura si piegano e tu pensi di commuovere qualcuno?” (albero piegato dal temporale, Jack fra le foglie bagnate).

“Senti qua, agente. Due piccoli fratelli a colori sul bordo della piscina, il più giovane si ammala. Flusso fresco di cortisone, la carne si ritira fino alle ossa, sedia a rotelle, mano calda sostiene la schiena durante la puntura. Il fratello più grande si imbarazza per quel mostro avvizzito in fin di vita. Cure inutili. Strumenti medici infetti, gelo medicinale sull’infezione. Morte. Un bambino sopravvive, carcasse nauseabonde, città invase da sudici mendicanti, l’uomo col cappello e la valigia scivola via veloce accanto agli operai in fila, freddo sulle panchine, funerali ventosi, il bambino sopravvissuto strilla un pianto infernale, si addossa ogni colpa, i genitori non parleranno più del fratello, lui invece gli parla ogni sera trattenendo il respiro senza riuscire a morire, ai suoi amici dice che quel bambino nella foto è suo cugino. Nidiate di neonati. Un parto in diretta. Aria drogata di borotalco. I bambini si toccano, le labbra si bagnano, le lacrime si mischiano. Nuovi fantasmi sono pronti per la parola. Smetti di scrivere, Jack”.

(fine capitolo 4) [continua]

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