CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [28]

“Dove? Qui? Là? In che luogo si situano le parole sulla pagina?”.

M12 attese una risposta. Jack stava per terra, piegato, con la schiena al muro, muto. M12 si chinò (scambio di calore, la pelle che si riconosce). Lo fissò con calma in silenzio. Poi sospirò e gli gettò in faccia una lenta boccata di fumo. “Caro Jack, non è importante chi ti crocifiggerà, l’importante è essere torturati”.

Un sistema esiste per non terminare in quanto sistema, perciò cerca ciò che non ha: carne e anima. Ciò significa che ognuno vive nella non conoscenza di quello che stanno facendo a lui e di quello che stanno facendo alle altre persone. Per sapere quello che stanno facendo a tutti bisogna pensare in modo diverso dagli altri. Ma gli altri sono sempre noi e sono sempre tutti. Come si fa se non ci sono più le parole e i pensieri restano monchi, storpi, ciechi? Gli scrittori hanno esaurito le parole. Il Progetto ha preparato una trappola per loro, ha fatto credere di avere paura delle loro parole. In questo modo gli scrittori cominciarono a parlare la stessa lingua del Progetto e dimenticarono la lingua natia. Fu così che il Progetto mise a punto il sistema: ottenne un corpo dalla lingua. Niente parole uguale niente pensieri. Ecco il controllo assoluto. M12 ripensò alle strade interrotte nella città di Kiscinev (buchi ovunque, dalle botole si avvicendano le teste scheletriche dei matti che vivono sottoterra, si spingono fuori fino al collo e non staccano gli occhi dal cielo). Una tragica colata in bianco e nero la ridusse a un’unica grande crepa senza fondo. M12 continuò a fare ciò per cui era venuto. Diresse il traffico dei malati terminali, indirizzò ciechi, storpi, orfani, sistemò la massa d’informe umanità nelle paludi circostanti (bambini che saltano sull’acqua, una goccia acceca il mendicante, il matto ride, le vecchie strillano). La città si trovò così protetta da una cinta paranoica, l’entrata e l’uscita dell’inferno. Questo faceva parte della direttiva del Comando, “recuperare le città fantasma”. M12 semplicemente cominciò svuotando i manicomi…

E ora che le cose si erano fatte così difficili, che tutto questo consumarsi senza limiti sembrava non portare a nulla… M12 osservò Jack tossire. “Questo perchè il mondo, caro Jack, doveva smetterla di essere lì per sé. Smetterla di far coincidere l’inizio della storia e di ogni storia con il suo declino. Strapparsi al sole che tramonta, strapparsi al linguaggio!”. Cosa guarda quel ragazzo con gli occhi tirati giù dalle occhiaie, quel ragazzo calvo con la testa e il collo che sporgono dalla botola, quel ragazzo per secoli fisso sul cielo? Nei suoi occhi l’attesa di un padre che gli spieghi il mondo in una lettera. Un padre che prosegua e porti a termine la soggettiva di un cieco. C’è tutta una città segreta verso il basso, fra le pietre instabili della strada in rovina. Nessuno guarda giù. Nessuno guarda. Arti amputati. Zoppicanti pelli raggrinzite. Bocche sdentate. Di questa città sfuggono i margini. Una volta i campi erano trincee e si stava a mirare i nemici da sotto le spighe. Oggi invece la malattia è per le strade, il sole brucia le malformazioni e i virus si rilanciano segnali luminosi dagli spigoli. Luce intermittente di fatti così reali da sembrare documentari.

(continua)

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