CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [20]

“Questo è davvero poco dignitoso, caro M12. Lui sa che siamo qui, che lo osserviamo grazie ai filtri anti-Intersezione, che stiamo solo aspettando il momento giusto… E che fa? Finge di non vederci. Guardalo lì, curvo da giorni nell’angolo dello scrittore, attività primitiva resistente alla grande bomba, solo all’idea di due parole che trovano la sequenza giusta io… io… Non so cosa mi trattiene ancora dall’arrestarlo M12, ma tutte le volte che mi decido quei suoi occhi feriti e senza luce… Soprattutto mi dà i brividi quell’aria da scrittore fallito che sfrutta un passato da agente di prima categoria… Insomma, non si può mica arrestare uno spettro M12…”. M12 gettò via la sigaretta vicina al filtro, trattenne il fumo nei polmoni e lentamente abbozzò un sorriso. Gli occhi stanchi del tempo si posarono sull’agente segreto. Punture di luce intermittenti scivolarono via in fluida discesa di raggi multicolori orizzontali e scoppiettii astratti. A seguire, piccoli lampi silenziosi.

 

Jack fu prelevato con un intervento fulmineo che ne interruppe l’ultimo pensiero (il pensiero stette lì ancora un po’, a vagare nella crepa di un significato incompleto: il senso di circolarità nella parola scritta Oriente. Nel cerchio si gonfia un ventre molle, ma con pareti di mosaico, la pelle arrossata dal sole e il silenzio che sembra un sibilo. Sotto le maschere e negli angoli fangosi di tutti i quartieri, strade simili che non convergono, lungomari deserti e mercati formicaio, gli agenti – i funzionari, soprattutto – guardano perplessi e sospettosi, ma i loro occhi sbattono in preda a una strana eccitazione. Questo sarà archiviato fra i misteri dell’Oriente. La ricerca di un volto che li contenga tutti, il segreto della materia altrui, della carne negli occhi dell’altro mentre da sola ti si riversa addosso. In sovrimpressione gli anni delle invasioni e del terrore. Nessuno li ricorderà per la scia di dolore e morte, ma per la sconcia unicità del Progetto, cuore di granito su un caleidoscopio sofferente. In una zona fugace di vento e porte che sbattono, l’odore fastidioso di due pensieri che si incrociano).

(fine capitolo 2) [continua]

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