CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [15]

Nel frattempo il Comando si era riunito per recuperare l’agente perduto. Prima di cominciare la discussione i funzionari dettarono una relazione congiunta. “Si finisce sempre alla fine per dire la stessa cosa e osservare gli stessi identici fatti già avvenuti. Solo esternamente l’Intersezione può apparire in una sostanza molle e appiccicosa che succhia la pelle umana, in realtà è solo una determinata posizione nello spazio occupata già altrove da qualcun altro e poi anche qui. In una parola: la stessa persona, questa è la molteplicità. Ma Jack, no. Lui non solo vuole mutare la parola, ma addirittura trovarne di nuove. Affascinante e deleterio. Si immagini questo orrendo piagnisteo della scrittura che diventa capace di vivere fuori da sola, indipendente, compiendo ogni tipo di delitto e rendendosi colpevole di qualunque nefandezza, fra cui la gioia dello scrivere in trance sotto lampi arancioni e uno specchio che ne riflette l’immagine. L’agente segreto è un esecutore al di sopra della media; l’investigatore privato è un antropologo. Indovinate Jack quale dei due preferisce? Citiamo a memoria i suoi errori a Hong Kong, dove scambiò un normale regolamento di conti per la fine di un’epoca e rimase per giorni sotto un’acqua torrenziale a prendere appunti mentre l’omicidio riprendeva il suo corso naturale. Oppure il suo stupore a Saigon per l’entrata in scena del passato e del melodramma, due normalissimi e molto noiosi eventi collaterali all’epoca del film, lo sappiamo, mentre continuavamo a ordinargli di registrare lo scatto vuoto della rivoltella e di rispedirlo nel coagulo azzurro degli occhi d’acqua del condannato. O ancora la sua inutile deriva passionale a Fenyang, quando avrebbe dovuto solo stabilizzare la spinta al rinnovamento e invece fu travolto dagli eventi storici e lo trovammo mezzo nudo che correva sui binari intorno alle piattaforme di lavoro. Qui non si tratta di salvare vite. Un agente non può permettersi di ascoltare il proprio battito, o anche solo di averne uno separato da sé in quanto agente. Il cuore è un concetto superato. Pertanto, tutto considerato, chiediamo: prigionia, tortura, morte. Fra l’altro sembra sia stata accertata l’esistenza di un insulso diario di cui liberarsi al più presto. Alleghiamo qui, a sostegno della nostra tesi, numero tre reperti del suddetto testo illegale, riferiti ai tre esempi di sopra riportati:

Reperto 1: Hong Kong. Qui sono tutti agenti e stanno fermi in geometrica attesa del nemico. Ieri due di loro sono stati assaliti in una notte di pioggia e hanno danzato con la morte nel fiume scuro di un’acqua e di un dolore insistenti. L’occhio trema e le loro mani si sfiorano. Toccherà a qualcun altro adesso.

Reperto 2: Saigon. Negli occhi senza vita dell’uomo annaspa forse la domanda. Dove sono le montagne? Dov’è l’aria triste di quei giorni che se ne andavano? Dove sono i sogni passati veloci sugli occhi neri del cervo in fuga? Non c’è tempo. Non c’è mai. Un canto d’addio. La rivoltella cigola sulla tempia.

Reperto 3: Fenyang, Cina. Provincia di Shanxi. Blu agenteo notturno. Polverosa terra nel sole. Mura solitarie perimetro di fughe prospettiche. Occhi bassi. Una ragazza dietro l’angolo. Marionette. Leggero vento antico si alza sulla nuvola di una sigaretta qualunque. Sguardi in lontananza. L’eco di un treno fra le piattaforme”.

(continua)

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