CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [14]

Invero lo scrittore è l’avanguardia del Virus. Queste sbavanti cellule malate che rubano informazioni per guarire e invece diffondono il male e non possono far altro che scrivere quel che vedono davanti agli occhi nel momento stesso in cui scrivono è già tanto. “Bene, scriverò un diario!”. Nella città si sparse la voce e l’editore accettò prenotazioni e vendette milioni di copie per i primi dieci anni a venire. Il sogno di ogni scrittore, annunciare al mondo di voler sputare sangue e il mondo lo beve ancor prima di leggerlo e si fa molta meno fatica così e si può già pensare al prossimo libro. “Scriverò un libro su un agente segreto!”. L’editore è al lavoro, per la copertina si pensa a una ripresa satellitare della vecchia Terra immersa su un grande e calmo mare col sangue al posto dell’acqua.

Jack ebbe una piacevole sensazione e prese a ispirarsi sorvegliando la città. Organizzava ronde notturne prendendo appunti frenetici al minimo movimento. Dare sempre l’impressione di essere ovunque, soprattutto quando si è fermi. E che questo ovunque sia sempre un interno con un esterno pronto a fagocitarlo e ricominciare il ciclo. I cittadini morivano a mucchi per l’eccitazione, altri si chiudevano nelle case in attesa del libro, altri ancora incrociavano a un angolo Jack-la-Pattuglia-Sperduta e venivano assimilati fra urla di gioia bagnata e inimmaginabili sofferenze.

Una notte, durante la perlustrazione, dopo essersi cibato dei primi tre abitanti capitatigli a tiro, Jack vide l’insetto mutante arancione chiamato scrittore. Lo vide scuotersi nell’orgasmo dell’assuefazione e della parola-cibo a getto continuo, mentre lo specchio scintillava riflessi moltiplicandolo nella città e facendo ondeggiare i contorni dell’Intersezione… Cominciò una lunga conversazione pubblica (città muta in silente attesa). Jack e l’insetto parlarono con una sola voce. “Perchè credete che le mie parole possano salvarvi? Perchè credete alle parole? Questo vecchio suono zoppicante senz’altra mira che mimare una coscienza. Voi non siete altro che irritanti sanguisughe di sangue infetto. Così fu respinta l’ultima invasione aliena. Sangue malato, scura emoglobina sieropositiva, eroinomane, alcolizzata, leucemica. Meglio parlare della finzione-parola. Meglio parlare di questo libro. Si ciba di voi e di quelli prima di voi. Altrimenti non sarebbe neppure possibile pensarlo. È un falso totale. Gli manca ciò che finge di dargli sostentamento, la parola. La parola è terminata nel tentativo di parlare l’immagine. L’immagine arriva prima. Fine della parola”.

(continua)

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