CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [12]

Il Comando riattivò il contatto (barca alla deriva su brevi onde calme di primo mattino). “Jack, Jack, povero piccolo Jack, come dobbiamo, come possiamo farti capire che il pasto è infine di nuovo bellamente abbigliato, che le posate non riflettono più alcuna dose d’istantanea lucidità gelata, che lo schermo è pieno e le vie d’uscita sono ovunque e da nessuna parte e che tutti le vedono e nessuno le attraversa, e il controllo stesso non si riproduce più con un controllo maggiore, ma con un movimento uguale e contrario ancora più potente nel fingere di non controllare alcunchè, e una voce sono tutte le vociiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii…”.

Qualcosa non andava. Jack vacillò su quel margine sottile oltre cui le cose vibrano a impulsi brevi e netti e non si possono chiudere gli occhi. Riprese a viaggiare, ma stavolta sapeva di non avere meta. In un ristorante di Baghdad una voce prese a gracchiare un disco rotto, e lui sostenne coraggiosamente l’evolversi compulsivo delle onde corte che illividivano l’aria… Gli ospiti mossero antenne lucide e discussero a voce sempre più alta del valore dell’amicizia e dell’origine delle glaciazioni, fino a che piombò un freddo antico sui camerieri e un garzone uscì a comprare cioccolata calda e i camerieri bevvero e grondarono cioccolata e saliva sul cibo, saettarono gatti dal basso mostrando solo la coda e così le antenne si moltiplicarono e le parole si indebolirono nel boato scuro della gola essiccata di un cratere… Qualcuno allora ricordò una o più guerre passate…

Non c’era ragione di insistere. Jack sentì l’adrenalina dell’intuizione. Il problema non sono i sequestri, le decapitazioni, le torture, le prigioni, gli stupri, i bombardamenti, l’odio, la povertà, il terrore, la follia. La questione è nelle immagini e nella loro trasmissione. L’immagine è frantumata in sé, è una cellula malata nel processo di trasmissione da corpo a corpo su cui si basa l’essere umano (l’essere fra gli umani su questa terra). Non c’è l’immagine, ma la malattia-immagine. Essa comincia nel punto esatto dove avviene la trasmissione. Una volta Jack aveva letto di un uomo che era riuscito a chiudere l’immagine in un piccolo scrigno fatto di pelle umana. Quando lo aprì ne venne fuori un virus tutto nuovo che costringeva gli umani a vedere ognuno l’immagine di se stesso, cosa che li uccideva tutti in poco tempo. L’uomo osservò a lungo la rabbia negli occhi dei tossici dell’immagine, fin quando non rimase solo e scese giù dalla collina allontanandosi a bordo della sua piccola barca. Jack guardò la città dilaniata e comprese l’esistenza della malattia, la giustificò, la fece rientrare nella logica delle cose. Capì la malattia umana, ma si stupì di scoprire che l’umanità tutta e in sé è un virus (…così ogni specie ha un suo virus principale: immagine alterata di quella specie… Gli agenti-cellula fluivano nel sangue infetto della Terra, paesaggi venerei fautori di una guerra batteriologica globale che infestando produce anche i suoi disinfestatori).

Qualcosa non andava. Jack fu spedito a risolvere e a peggiorare il risucchio dei tramonti che stava cancellando Pyongyang. Il passaggio rosso dal giorno alla notte fu bruscamente interrotto e l’oscurità diventò una lama improvvisa senza sangue dalle ferite. Gli effetti furono devastanti e imprevisti. Metà degli abitanti si accovacciava inebetita, un’altra metà perdeva la vista (qualche minoranza rantolava guardando nel vuoto e gruppi sparuti si cavavano le orbite gridando “dov’è il mio sangue!?”). Lui eseguì gli ordini. Convinse il governo a dotare la popolazione di appositi occhiali con uno specchio sensibile che riproduceva l’effetto lento e caldo dei tramonti; convinse la popolazione che la notte era il giorno e il giorno la notte e che bisognava trovare il colpevole o i colpevoli; convinse se stesso che quegli ordini erano giusti e adeguati. Il resto venne da sé. Scoppiò una guerra che assomigliava a una rivoluzione e una rivoluzione che sembrava una guerra. Jack ammirò i fuochi dall’alto. Ma aveva un’ultima cosa da fare (questo non c’è nel rapporto al Comando). Raggiunse le nuvole e collegò microfoni a largo raggio. Restò un momento a guardare l’ira e la violenza strisciare fra le case. Poi chiuse gli occhi e recitò una poesia telepatica:

 

È così caldo qui.

Fuori sta bruciando.

Tutti i vostri idoli hanno abbandonato il palazzo.

Non avete visto i segni del tempo? Dove volete andare? Dove volete andare ora?

Voi siete gli ultimi a sapere che loro hanno cambiato il vostro futuro.

 

(continua)

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