CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [6]

Grozny era un ricordo sbiadito quando dall’alto riconobbe gli occhi scaltri sottili di Bangkok. Soffice discesa, striature di metallo ai lati, cos’altro aggiungere, alla Terra, oltre a questo puzzo cronachistico. Si fa la guerra, si conclude la pace, non c’è ragione per questo freddo né per questo silenzio. C’era una volta un’arte decaduta che lasciava tracce di sé negli occhi delle persone. Il mondo è già filmato. Il mondo è sempre passato. Ricordò una luce a Osaka oltre cui si vedeva questa stessa morte bella uscire nera dai forni, mentre i volti delle famiglie formavano una linea sottile fra l’orizzonte e la collina. Porte scorrevoli, la famiglia in cammino su un ponte lento vibrato da un vento silenzioso. Uno dopo l’altro sfiorano l’altezza, lo sguardo perso lontano. Alle spalle la ciminiera brucia di dolce morte.

Vedendolo intento a scrivere, qualcuno sorrise. Bangkok era il sorriso attonito di uno stridore metallico che trascinava i corpi dei viaggiatori in entrata. Il groviglio dei binari pulsava su ogni lato e il primo piano procedeva a tentoni. Chiunque, anche i più scaltri e consapevoli, venivano sopraffatti dalle conseguenze della vita reale, ma in questo modo non avrebbero mai passato la frontiera. Jack allora vuotò la mente e vide un mostro d’argento. La città che resisteva ai visitatori. Cambiò quadro e si concentrò sulla missione. “Risolvere la questione del varco di sole e della ragazza di luce”. Gli ordini erano chiari, la soluzione difficile. Per ora programmò mentalmente di prostituire più donne possibili e attendere che lo sfinirsi dei corpi aprisse una crepa nel buio. Comunque sempre allarme rosso, dedusse. Si misura così la distanza di ciascuno da tutti.

La ragazza di luce di solito compariva al crepuscolo, la mano molle sui capelli e il seno morbido intravisto appena. Questa ragazza tenue e rosa che aveva avuto il coraggio di rifiutare la bella stanza arredata, un figlio da accudire, il negozio da abbellire, l’immagine dell’immagine di sé quel dato momento. Brutta storia. La sua soffice sapienza di donna liberava raggi solari sulle linee verticali dello scheletro grigio della città. La popolazione toccata dalla luce impazziva, non più capace di sostenere il ronzio della distanza (ricordo fulmineo inatteso dell’inglese ambasciatore a Pechino che scambiò il sesso ambiguo di una farfalla per amore eterno. Tirò fuori il suo taccuino. All’indietro. Soffio duro scuro della penetrazione senza volto. Il canto diffonde soave mister e madame farfalla. Muscoli, e un pene fra le grate gelide. L’ultimo spettacolo sarà per te cinanale, leggero e incerto zigzag d’insetto).

Nello scricchiolio degli arti ferrosi la ragazza sollevò gli occhi a planare oltre la scossa. Bisognava fermarla. Jack attese sul bordo del precipizio. Guardò nel fondo. Bianchi mostri alati lenti sull’asfalto. Farfalle su trampoli guidate dal veliero bianco. Nell’aria pioggia di ostie e fiori di loto, a destra rotanti sfere di metallo dorato, oltre il confine echi di guerra. A quel punto gli dissero solo di aspettare. Occhi di plastica, colori falsi e nazionalità inesistenti, grandi ali forate, scratch dell’insetto mixer. Lontane voci di medusa sbiadita sembravano incontrare il vento sull’orlo (lei lassù, leggiadra, capelli mossi piano piano).

Elaborò una prima contromisura. Servirsi di tassisti confidenti. Uno entusiasta in fuga dal Bangladesh gli indicò l’afflusso di prostituzione russo cinese thai. Fontane al neon, piedi nudi sullo xilofono. Il canto della ragazza piegava il mondo in una curva incerta. Cosa chiedere a tutta questa sospensione. Le farfalle saltarono sulle corde elettriche. Il funzionario palpebre sbattute gli passò una nota: “Far credere a tutti che la vita sia un carnevale”. Jack lesse fra le righe e iniettò il nuovo virus (piccole farfalle senza voce quanto ancora volerete cercando gli occhi dell’umano). Ci fu un riverbero ovunque, da Teheran a Dubai le donne gettarono via i niqab e applicarono sul volto maschere stilizzate con strisce di ferro sugli occhi e sulla bocca. La terra tremò. La ragazza di luce sbandò stupita e si sciolse in una inutile pozza verde. I contagiati ripresero la via di casa. Jack comunicò con il Comando. “Virus in circolo. Diffusione verso completamento. Parto” (Bangkok alle spalle in avvilente tremolio).

 

Tag: , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: