CITTA’ D’ORIENTE (romanzo inedito) [2]

Fu allora che, quasi inavvertitamente, tradì il Comando. Cominciò ad accettare casi singoli, semplici omicidi, banali appostamenti. Non sapeva perchè. Forse gli ricordavano i vecchi tempi. Forse lo sganciavano dalla violenza che cingeva le città in questione. Piazzava una bomba in pieno centro, girava le spalle e se ne andava al terzo piano di un edificio lontano a vedere se quella donna tradiva davvero il marito. La finestra opaca di un vetro giallo rifletteva strisce del calore untuoso della grande vagina che in piedi cavalcava il maschio (occhi che sbattono sui seni che oscillano, fece così con la mano per vederci meglio). La pioggia cadeva fitta e giù in basso i vapori liquidi sembravano perdersi in cerca di un fondo. I corpi nudi sostavano in linea incerta, immagine corrosa dai graffi delle gocce. Jack sommerso sapeva che non poteva durare, che la fermata non era prevista. L’Oriente stava diventando il suo acquario e lui uno dei tanti pesci muti e boccheggianti dietro il corallo. Troppo pericoloso per un agente così in vista. Da un momento all’altro un agente di controllo sarebbe apparso all’orizzonte e l’avrebbe costretto a confessare. Mentre la ragazza volgeva la schiena bianca bagnata tirandosi su i capelli senza interrompere la rotazione sull’uomo disteso (strofinio di peli durante la penetrazione), Jack si decise ad aprire la busta chiusa con cui di solito il Comando indicava compiti e destinazioni. Il responso non lo sorprese. Grozny. Dalla parte opposta.

 

Giunse in città sorvolando verticalmente le macerie. Mentre cercava di fissare un punto nella traiettoria fulminea del volo, si chiese perchè fosse qui al momento dato e non altrove. Non cosa è la vita, ma c’è qualcosa d’altro oltre alla vita (non oltre la vita). Ci interessa qualcos’altro oltre all’essere vivi? Ricordò il lampo precoce del medesimo pensiero ai tempi della prigionia a Pechino. Quella volta, ancora inesperto, la sua copertura saltò a causa della misurazione pubblica dei membri maschili. Il Partito mise a punto lo stratagemma quando scoprì l’infiltrazione delle sue linee centrali. Gli agenti stranieri riuscivano a mimare l’ossatura e le striature della pelle cinese, ma non si decisero mai a ridurre le dimensioni del pene. Nella grande piazza il suo zampillò fuori mostruoso e lo sguardo rapito ebete dell’orda impiegatizia autoctona di minuscola portata ebbe il solo effetto di farne una colonna di pietra orlata da liquido fresco e lucente sulla punta. L’intera piazza emise un silenzio che sembrò insieme un urlo di gioia e di disperazione (bandiere sotto gli schiaffi del vento nel cielo, scossoni alle aste). Era tempo di allontanarsi. Di sfuggita, mentre indietreggiava velocemente, vide mani sudate cinesi che si cercavano (erezioni, respiri sempre più gravi). Jack da quel giorno non sbagliò più.

(continua)

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