Archive for novembre 2011

CHE COS’E’ LA DEMOCRAZIA

novembre 28, 2011

La democrazia, che si basa su un equilibrio precario fra le classi, è, forse, soltanto una forma transitoria; essa porta con sé non solo le grandezze ma anche le miserie della decomposizione.

G. Bataille, 1937.

DISOBBEDIRE DISOBBEDIRE DISOBBEDIRE

novembre 27, 2011

Ecco com’è uno stadio italiano due giorni fa grazie alle direttive anticostituzionali della banda di Roberto Maroni:

Che fare? Disobbedire. Disobbedire. Disobbedire.

Come? Per esempio così (una settimana fa – e ci sono dei ragazzi che stanno pagando per questo):

Rocordandosi sempre che:

“La disobbedienza civile è una forma di lotta politica che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta, violazione che però si svolge pubblicamente in modo da rendere evidenti a tutti e immediatamente operative le sanzioni previste dalla legge stessa”.

Cioè bisogna sacrificarsi. Ma ricordiamoci anche questo: che se oggi è vietato tifare, domani sarà vietato aggregarsi, dopodomani sarà vietato avere ed esprimere libere opinioni, il giorno dopo ancora…

SENZA RAPPRESENTANZA

novembre 19, 2011

Mi sembra uno dei problemi più gravi e drammatici: non sentirsi più rappresentati, non poter più credere alla rappresentanza come fattore di cambiamento.

In cosa possiamo credere, in un Parlamento bulgaro che con la scusa dell’emergenza vota 556 si al governo più di destra che si sia mai visto? Che lo faccia Berlusconi preoccupato soprattutto di finire la sua vita in tribunale, lo si capisce. Che lo faccia il pd… vabbeh, lo si capisce pure oramai. Però a questa gente senza dignità né orgoglio né ideali (parlo del pd, gli altri non li prendo proprio in considerazione), vorrei ricordare questo editoriale del signor Monti sul Corriere della Sera del 2 gennaio 2011 (segnalato su un blog particolarmente attento http://terraelibertacirano.blogspot.com/):

“In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’ abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un pò ridotto l’ handicap dell’ Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.”

Contenti voi.

FORSE UN GIORNO ROMA SI PERMETTERA’ DI SCEGLIERE A SUA VOLTA

novembre 17, 2011

Roma, 15 ottobre-17 novembre 2011

Gli occhi non vogliono in ogni tempo chiudersi, recitava il titolo di un film di tanto tempo fa. E continuava: Forse un giorno Roma si permetterà di scegliere a sua volta. Già. Per ora, fra rivendicazione e dubbio, e nonostante la cortina fumogena del desolante coro istituzionale, manteniamoci sulla prima posizione: teniamo aperti gli occhi.

Ricapitoliamo. Roma, 15 ottobre 2011. Quella che nessuno più esita a definire vera crisi del sistema democratico (e sua involuzione autoritaria proprio secondo i peggiori presagi all’origine: da Tocqueville a Whitman) è non solo facilmente riscontrabile, ma palesemente intrinseca al meccanismo stesso della comunicazione basato sullo sconvolgimento strumentale del rapporto fra causa ed effetto.

Se è possibile qui ricordare Guy Debord, quando in uno dei più bei film sconosciuti della storia del cinema insisteva a dire che l’unica comunicazione possibile fosse critica della separazione (Critique de la separation, 1958), cioè la rivolta, controinformata, contro ciò che divide e disinforma (spesso, loro malgrado, i fatti e gli eventi medesimi), ebbene nel momento in cui tale gioco a rimpiattino con la realtà e la verità diviene strategia politica oltreché giornalistica, la democrazia ha i giorni contati. Non a caso la svolta autoritaria non ha più bisogno di un dittatore ben in vista, le è sufficiente, fingendo l’emergenza costituzionale (di quella economica parleremo poi), un Ministro degli Interni, l’ormai e per fortuna esautorato Roberto Maroni (porto un esempio per tutti), il quale, poichè verrà ricordato esclusivamente per i lager per immigrati (CIE) e per gli accordi sottobanco con le banche che hanno partorito quel fondamentale tassello del mosaico autoritario fatto di discriminazione territoriale e geografica di nome tessera del tifoso, può nel silenzio generale far passare concetti vergognosi come “Genova è stato un incidente” e, corollario, l’omicidio di Carlo Giuliani è stato colpa dei manifestanti. Ovviamente l’incendio di un blindato dei carabinieri viene derubricato tentato omicidio, mentre l’assalto notturno alla Diaz, le torture di Bolzaneto, la mattanza di inermi in pieno giorno (passata all’epoca, senza commento, pure sul tg1!) del sabato genovese: no.

Restiamo a Roma 15 ottobre. Sento già partire il linciaggio (magari infiocchettato di meravigliosi inviti alla delazione da facebook a Repubblica.it: fermate quel blogger!). Stai forse sostenendo che le forze dell’ordine e lo Stato, benchè vi fossero da giorni plateali e pubblici inviti all’insurrezione hanno lasciato più o meno fare così da riportare il livello di tensione al livello pre-Genova (cioè prima dei processi e delle condanne per i suddetti tutori dell’ordine) e al tempo stesso alzare i toni della loro (soprattutto della polizia) rivendicazione salariale?

Sto dicendo solo questo. Che il 15 ottobre tutti sapevano. Che semmai quello che non si poteva immaginare era il numero di manifestanti complessivi da un lato (che in Italia, guarda il caso, ha surclassato tutte le coeve assemblee globali) e il numero di quelli che si sono uniti agli scontri dall’altro. Sto dicendo che l’unico dato da analizzare dovrebbe essere l’ampiezza e i modi, anche opposti, del disagio fattosi protesta. Invece si è alzato il coro unificato globalizzato condito dai già citati inviti alla delazione (“Aiutateci a riconoscerli!”), che, per inciso, è il metodo che di solito usano e incoraggiano le dittature per controllare capillarmente la popolazione (e si sa che il problema non è la polizia, ma il poliziotto in noi).

In questo modo l’unico nemico da abbattere sono rimasti i fantomatici ‘black bloc’ (ridicola sigla giornalistica che non individua niente e nessuno: lo saprebbero se sapessero fare il loro mestiere, ma tant’è) e non il sistema finanziario che succhia la vita e le energie della gente organizzando da sé la propria crisi e infine pretendendo che siano le persone stesse, ridotte in povertà, a pagarla. In particolare la parte pacifica dei manifestanti (la stragrande maggioranza peraltro), unendosi sciaguratamente al coro, ha semplicemente dimostrato di non essere movimento e soprattutto di essere pochissimo e meno organizzata di chi vede nella pratica insurrezionale, anche fine a se stessa, l’unica soluzione. Su questo purtroppo non credo di essere meno freddo e realista di uno speculatore di borsa: entrambe le istanze mancano di analisi e progettualità politica (i manifestanti pacifici anche di più per paradosso).

Roma, 17 novembre 2011

L’Italia da ieri ha il governo più di destra degli ultimi cinquant’anni (infatti pare che ora Berlusconi, che qualche ingenuo crede di avere eliminato, sia molto contento). Alto baronato accademico, Alta finanza, Alto rango militare, Altissima gerarchia religiosa. Una santa alleanza fra i finanzieri che ci hanno affamato e due o tre mafie e corporazioni che ci sfruttano da sempre (Vaticano compreso). Con pure la scusa dell’emergenza per fare il bello e cattivo tempo (che loro chiamano sacrifici e che io chiamo repressione). Contenti voi.

SBERLA DI VUOTO

novembre 7, 2011

L’obiettivo generale sembra proprio quello di sottrarsi tanto alle limitazioni del tempo quanto a quelle dello spazio: si tende a una velocità massima, all’essere tutti nello stesso tempo nello stesso luogo. Si allarga, allora, la rete, si diffondono strumenti certo utili ma che emanano un puzzo di morte, ecco. E’ noto che la velocità equivale a spazio fratto tempo: ma oggi, uno di questi tre fattori tende puntualmente a scomparire e si sente avanzare una… sberla di vuoto.

Andrea Zanzotto, 2005