INVITO ALLA LETTURA (3)

(inizio di un romanzo inedito)

cinema e camminando mi sento mancare in un tremito la gamba sinistra. Chiudo gli occhi e riprendo la naturale sequenza dei passi, ma ho delle escoriazioni sui gomiti, una piccola crosta sul braccio destro quasi all’altezza del polso e una marcia irritazione nella zona sinistra sotto i peli del pube. Estate 2000. Vado all’edicola deciso a comprare il “Messaggero” per leggere la pagina delle ‘relazioni sociali’, ma è in sciopero. Rimando l’avventura con la tradizionale prostituta estiva (rigorosamente altrui). 2000. Opto per il “Corriere dello Sport”. Se la magica Roma vince volo leggero, perde e preferirei morire a tanta cupezza. Questo Sara proprio faceva finta di sopportarlo, ma ogni domenica con lei e senza calcio era una tortura (per di più niente casa libera e allora niente sesso, stare con i genitori o assolutamente proporre qualcosa prima che dica che non ho fantasia e deve sempre pensare a tutto lei, voglio un uomo che mi porti via di corsa). Ma non è sempre stato così. A un suo o a un mio compleanno (a Ostia sulla spiaggia primaverile brevi e violenti scrosci di pioggia), grida verso il mare ti amo mentre io mi volto sperando che nessuno ci veda (abbiamo una piccola torta e anche un orologio blu dentro un pacchetto). Esco carta bancomat in tasca. Vado con Z che di queste cose se ne intende e spendo due milioni in dvd e camera digitale con cavalletto. Ora mancano solo gli attori e la qualità homedisc di eyeswideshut mi commuove. Sogno X e Y. X è stato la mia vita, Y me l’ha cambiata. Con Y sono la parte di me stesso trasgressiva che preferisco, riesco persino a scopare senza intoppi. X non è mai mancato nel bisogno, io per lui faccio lo stesso. Da piccoli ci contendiamo una bambina tutta lentiggini, ma poi tutto si è fatto da sé. Perdo ancora gocce di sperma dell’ultima sega davanti al pornogonzo. Non pensavo che i trans mi avrebbero eccitato, ma mi tranquillizzo riflettendo che sono venuto quando uno si scopava una donna. Mi pulisco con la carta igienica e sento che devo pisciare. Alla fine con Sara non riesco più a farlo con lei accanto e la vedo uscire dal bagno offesa per avere infranto il suo sogno di intimità di coppia. Una volta le insegno come lavare la cappella, se avremo un maschio le dico, tanto che saputo della malattia la prima cosa di cui si preoccupa di avvertirmi è l’ormai remota possibilità di avere figli. Mi guardo il cazzo riflesso nello specchio.

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