Archive for novembre 2010

MARIO MONICELLI: LA DIGNITA’

novembre 30, 2010

Forse del cinema italiano sono possibili solo le controstorie (e d’altra parte in Italia siamo continuamente costretti alla contro-informazione). La polemica Tarantino-Monicelli ha detto solo questo: che il primo ha ovviamente e quasi lapalissianamente ragione (il cinema italiano non esiste), ma che chiunque voglia scrivere dell’immagine nazionale, non può non partire dagli ultimi lavori del secondo, Le rose del deserto e Vicino al Colosseo c’è Monti, ossia rispettivamente da un film che di per sé, con quella cadenza densa e ritmata sull’attenzione e sulla durata, sembra parlare una lingua sconosciuta, talmente semplice da risultare dimenticata (in ogni caso irriducibile alle pose del cosiddetto orripilante sistema-cinema italiano, quello che distrugge festival di ricerca in nome dell’anima del commercio e dell’italietta dei red carpets e delle raccomandazioni della film commission di turno); e da un’incursione inattesa e digitale e quasi amatoriale, di libertà e inventiva assolute. Ciao Mario.

GOODMORNING (UN CORTOMETRAGGIO)

novembre 29, 2010

cortometraggio by loresp

LA SCUOLA E L’INCLINAZIONE AL BELLO E AL VIVO

novembre 26, 2010

Stavo pensando a quante volte, quando ero studente, sono sceso in piazza a manifestare a difesa della scuola. La prima volta contro l’allora ministro della pubblica istruzione (udite udite): Rosa Russo Jervolino… Poi il picco: l’esperienza della “Pantera”. Anche allora contro una riforma… Ma c’è mai stata una ‘riforma’? Qualcosa che davvero riportasse in primo piano la necessità di un’istruzione giusta per un popolo? Si sa che gli attuali governanti proprio questo non vogliono, che il popolo, e soprattutto le nuove generazioni, siano istruiti…. Ma c’è dell’altro:

Sebbene è spento nel mondo il grande e il bello e il vivo, non ne è spenta in noi l’inclinazione. Se è tolto l’ottenere, non è tolto né possibile a togliere il desiderare. Non è spento nei giovani l’ardore che li porta a procacciarsi una vita, e a sdegnare la nullità e la monotonia. Ma tolti gli oggetti ai quali anticamente era rivolto questo ardore, vedete a che cosa li debba portare e li porti effettivamente. L’ardor giovanile, cosa naturalissima, universale, importantissima, una volta entrava grandemente nella considerazione degli uomini di stato. Questa materia vivissima, e di sommo peso, ora non entra più nella bilancia dei politici e dei reggitori, ma è considerata appunto come non esistente. Fra tanto ella esiste ed opera senza direzione nessuna, senza provvidenza, senza esser posta a frutto (opera perchè quantunque tutte le istituzioni tendano a distruggerla, la natura non si distrugge, e la natura in un vigor primo freschissimo e sommo com’è in quell’età) e laddove anticamente era una materia impiegata e ordinata alle grandi utilità pubbliche, ora questa materia così naturale e inestinguibile, divenuta estranea alla macchina e nociva, circola e serpeggia e divora sordamente come un fuoco elettrico, che non si può sopire né impiegare in bene né impedire che non iscoppi in temporali in tremuoti ec.

(Giacomo Leopardi, 1 agosto 1820)

FUORI DAL TUNNEL (UN BACIO)

novembre 24, 2010

ECCETERA

novembre 22, 2010

[…] O forse tutto il male viene di lì appunto, ossia da ciò che i racconti non si fanno colle idee. Già già, qualche volta giungo a pensare che basti avere il principio di un’idea per non poter più scrivere un racconto o checchessia e addirittura per non poter fare più nulla; e che davvero la letteratura sia mero accidente di non so qual sostanza, in essa miseramente e innecessariamente depotenziata; eccetera. […]

T. Landolfi

POESIA (CON LA MORTE NEL CUORE)

novembre 21, 2010

(a un ragazzo ventunenne italiano che scrive blog e a diciotto anni è diventato leghista)

La ragione è sempre dalla parte del torto,
ma è per sua cagione, lucanetti 1989,
con la morte nel cuore,
che documento un ragazzo a 21 anni già come
morto.

L’ANOMALIA ITALIANA

novembre 19, 2010

Segnalo questo importante articolo di A. Cortellessa su “alfabeta2”.

http://www.alfabeta2.it/2010/11/18/un-panino-alla-cultura/#more-861

 

LE MENZOGNE DEL MINISTRO MARONI E L’INGENUITA’ DI ROBERTO SAVIANO

novembre 18, 2010

Eccoci qua, ennesimo capitolo della saga.

Dunque, premetto di non avere grande simpatia per Roberto Saviano. Non credo nel suo progetto (è un progetto?) di telepredicazione, non credo a nessuna telepredica, anzi penso che purtroppo, così come accade per altri versi a certi metodi giornalistici usati da Santoro, essa si muova nel solco tracciato dal berlusconismo, cioè sostanzialmente accetta la mutazione antropologica e sociale così come è avvenuta e nel suo alveo decide di muoversi, facendo leva sulle medesime corde ‘spettacolari’ (non diversamente oggi Veltroni dichiara sul corsera che bisogna cambiare la società così com’è e non si può più raccontare una società altra: bene, a mio parere la sconfitta storica della sinistra, una sconfitta direi a questo punto, se si pensano queste cose, definitiva, è tutta qui: muoversi sulle stesse basi della destra, la quale poi farà a meno anche del cambiamento, che pure Veltroni indica come obiettivo, ma che sostanzialmente giudica il nostro il migliore dei mondi possibili).

Inoltre, di Saviano, non è nelle mie corde neppure il progetto letterario (ma è un progetto?), che giudico semplificante della lingua, mediamente giornalistico, molto informato e poco in-formato, molto di contenuto e poco di poesia.

E tuttavia, soprattutto dopo il ridicolo arresto a orologeria del boss del clan dei casalesi, devo dire che Saviano ha avuto il merito di fare uscire Maroni, e tutto un ceto politico, allo scoperto. Solo che poi Saviano si ferma lì, proprio perchè le radici da cui parte sono altrettanto malate. Si ferma e non dice la verità e cioè che:

1) L’arresto è una trovata pubblicitaria. La politica di questa destra, e della Lega (sempre più potente: attenzione) in particolare, è quella non di contrastare le mafie, ma di controllarle. Le conoscono bene, ne monitorano i quadri, conoscono tutti i loro traffici, ma affondano il colpo solo quando gli conviene, quando c’è un minimo di opinione pubblica che protesta, in quanto alcuni di quei traffici sono ben accetti. Anche perchè:

2) Le mafie stanno investendo al Nord a fondo (e qui Saviano è stato chiaro, ma basta chiedere ai milanesi su certi piani edilizi…): e il Nord ha bisogno di questi soldi, ché la crisi è pesante, e questi soldi sono milioni e milioni di euro, non bruscolini. E inoltre:

3) Sta nelle cose di un impero criminale e economico (che Saviano conosce bene), dopo un certo periodo (magari quindici anni?) avere un ricambio ai vertici. Lo sanno anche i bambini. E chissà, lo sa anche qualche serio investigatore servitore dello stato, ma non può dirlo, perchè è quello stesso stato a dotarlo degli strumenti per l’investigazione, limitandosi però a farlo arrivare fino a un certo punto. E’ sempre la stessa storia:

4) Se segui la droga va bene, ma se segui i soldi, allora non sai cosa potrai scoperchiare, o rimestare nel torbido, e vieni fermato. E il modo per fermarti è:

5) Dare il via libera a un arresto che potevi tranquillamente fare dieci anni fa. Tanto è vero che:

6) Il boss catturato sorride ai flash delle telecamere. Il suo sacrificio, per il quale avrà pure il rispetto dei suoi adepti, non interrompe gli affari, che anzi avranno probabilmente via libera per un bel po’. L’organizzazione criminale prosegue. E allora:

7) Voi, il ministro che copre tutto questo, mentendo apertamente, dicendo sciocchezze come “l’antimafia dei fatti”, e che nei fatti ha ridotto l’Italia a un paese in emergenza, con l’esercito nelle strade e polizia ovunque e riducendo tutti i diritti fondamentali (leggere Zizek su alfabeta2), e che passa pure per grande democratico, voi dicevo, come lo chiamate? Io conosco solo una parola: criminale.

PROFEZIE

novembre 14, 2010

L’Italia giornalistica. Nulla è cambiato.

(Da Sbatti il mostro in prima pagina di M. Bellocchio, 1972)