IL CASO DELLA RAGAZZA DI LUCE DI BANGKOK

La ragazza di luce di solito compariva al crepuscolo, la mano molle sui capelli e il seno morbido intravisto appena dalla camicina semiaperta. Questa ragazza tenue e rosa, che aveva avuto il coraggio di rifiutare la bella stanza arredata, un figlio da accudire, il negozio da abbellire, l’immagine dell’immagine di sé quel dato momento. Brutta storia. La sua soffice sapienza di donna liberava ora raggi solari sulle linee verticali dello scheletro grigio della città. La popolazione, aggredita dalla luce, impazziva, non più capace di sostenere il ronzio del bel volto lassù.

Nello scricchiolio degli arti ferrosi la ragazza sollevava gli occhi a planare incuriosita oltre la scossa dei cittadini in preda al panico. Bisognava fermarla. Il compito fu assegnato all’agente Jack. Jack attese sul bordo del precipizio. Jack guardò nel fondo. Bianchi mostri alati lenti sull’asfalto. Farfalle su trampoli guidate dal veliero bianco. Nell’aria pioggia di ostie e fiori di loto, a destra rotanti sfere di metallo dorato, oltre il confine echi di guerra. A quel punto gli dissero solo di aspettare. Occhi di plastica, colori falsi e nazionalità inesistenti, grandi ali forate, scratch dell’insetto mixer. Lontane voci di medusa sbiadita sembravano incontrare il vento e le nuvole (lei lassù, leggiadra, capelli mossi piano piano).

Jack elaborò una prima contromisura. Servirsi di tassisti confidenti. Uno, entusiasta, in fuga dal Bangladesh, gli indicò l’afflusso di prostituzione russo cinese thai. Fontane al neon, piedi nudi sullo xilofono. Il canto della ragazza piegava il mondo in una curva incerta. Cosa chiedere a tutta questa sospensione. Le farfalle saltarono e sfrigolarono sulle corde elettriche. Il funzionario (palpebre sbattute) gli passò una nota: “Far credere a tutti che la vita sia un carnevale”. Jack lesse fra le righe e iniettò il nuovo virus (piccole farfalle senza voce, quanto ancora volerete cercando gli occhi dell’umano). Ci fu un riverbero ovunque, da Teheran a Dubai le donne gettarono via i niqab e applicarono sul volto maschere stilizzate con strisce di ferro sugli occhi e sulla bocca. La terra tremò. La ragazza di luce sbandò stupita e si sciolse in una inutile pozza verde. I contagiati ripresero la via di casa. Jack comunicò con il Comando. “Virus in circolo. Diffusione verso completamento. Parto”. (Bangkok alle spalle in avvilente tremolio).

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