Archive for ottobre 2010

L’ITALIA E’ UNA DITTATURA E UNO STATO DI POLIZIA (MARONI COME PINOCHET)

ottobre 29, 2010

(ormai è una saga: PERCHE’ L’ON. MARONI E’ UN CRIMINALE).

La cosa più sfiancante, mentre la melma giornalistica balla il bunga bunga, disinteressandosi dei fatti gravissimi che fanno dell’Italia il paese più autoritario e pericoloso d’Europa, è che, diciamoci la verità, nessuno, chi scrive compreso, ha la forza o il coraggio o la capacità di aggregazione per assediare, che so, il parlamento, rivendicando pochi ma ineliminabili diritti civili e etici. Davvero crediamo che non serva? O che non ne valga la pena? Vogliamo fare qualcosa?

(qui sotto da “il manifesto” 28/10/2010)

Non c’era nessun Ivan il terribile, ieri nello stadio di Catania. A dirla tutta, non si giocava nemmeno una partita di calcio. C’erano invece 128 immigrati appena sbarcati, e tutto ciò che accadeva si svolgeva a porte chiuse. Come nei peggiori rovesci delle democrazie, come se la consuetudine di escludere i giornalisti non bastasse a cancellare quanto stava accadendo dalle cronache, questa volta non era consentito l’ingresso nemmeno all’Unhcr, l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati. Come se, oltre agli spettatori, fosse tenuto fuori anche l’arbitro. Era accaduto in Libia qualche mese orsono e il mondo aveva giustamente condannato. Si è ripetuto ieri in Italia, ed è bene non tacere.
La maggior parte dei migranti avevano dichiarato all’arrivo di essere palestinesi, prima di essere sequestrati dalle nostre autorità. Improbabile, visto che dalla prigione Palestina oggi è praticamente impossibile fuggire. Ma il punto non è questo. Semmai si tratta di capire cosa si nasconda dietro quelle porte chiuse: la paura che la tolleranza zero fosse messa in discussione da qualche doverosa richiesta di asilo politico che avrebbe allungato i tempi dell’espulsione e dall’impossibilità di mandar via quei 48 che non avevano ancora raggiunto la maggiore età, l’esigenza di dimostrare che gli immigrati non sbarcano più sulle nostre coste come quando al potere c’era qualcun altro, non ultimo un malcelato fastidio per le regole della democrazia.
Al termine di una giornata che nessuno potrà raccontare con dovizia di particolari, in 68 sono stati messi su un aereo e spediti in Egitto. Non è un caso ma l’esecuzione di una volontà politica, se è vero che meno di un mese fa la stessa sorte, e negli stessi tempi, è toccata a un altro pugno di «palestinesi» sorprendentemente sbarcati sulle coste laziali. Non sapremo mai quanti fra loro fossero davvero aspiranti profughi e quali storie si portassero dietro, solo gli attivisti di Fortress Europe pazientemente cercheranno di associare un volto e un nome a quei numeri. Sappiamo invece chi è l’artefice di tutto ciò. Si chiama Roberto Maroni, fa il ministro dell’Interno e nel tempo libero suona l’organo Hammond in una band della sua città. Se oggi l’Italia è un paese aperto a tanti Ivan il terribile che nemmeno parlano serbo e chiuso al mondo è soprattutto colpa sua e del governo che rappresenta. Non sarebbe il caso di rimpatriarlo a Varese?

LA LEGGE DI MARONI

Angelo Mastrandrea

SBARCHI

Sequestrati allo stadio e rimpatriati

Il Viminale impedisce all’Unhcr, al Cir e all’Arci di incontrare gli immigrati
Intercettati a largo di Catania, i clandestini sono stati rinchiusi nel palazzetto sportivo della città

Leo Lancari
ROMA
Prima li hanno rinchiusi al «Palanittta», un palazzetto sportivo alla periferia di Catania. Poi gli hanno impedito di incontrare i legali delle associazioni umanitarie che avrebbero dovuto informarli sui loro diritti. Infine, ieri sera, li hanno imbarcati su un aereo e rispediti in Egitto, loro presunto paese d’origine, con la presenza in aeroporto di un funzionario del consolato egiziano che aveva il compito di verificarne la nazionalità. Il tutto in meno di 48 ore.
E’ quanto accaduto a un gruppo di 131 immigrati, tutti uomini, intercettati all’alba di martedì al largo di Riposto, nel catanese, mentre a bordo di un peschereccio egiziano cercavano di raggiungere le coste siciliane. Gli unici del gruppo che alla fine sono riusciti a restare in Italia sono stati i 46 minori che si trovavano a bordo dell’imbarcazione e che nel pomeriggio di ieri sono stati trasferiti in cinque case famiglia. Altre 19 persone, tra le quali anche tre minori, sono invece accusate dalla procura di Catania di essere gli scafisti che hanno guidato il peschereccio fino in Italia e sono state arrestate per reati connessi all’immigrazione clandestina. Per tutti gli altri il Viminale, attraverso la prefettura di Catania, ha imposto la linea dura, impedendo alle associazioni di incontrare i migranti.
Un giro di vite che ha colto di sorpresa le stesse associazioni: «Siamo molto preoccupati per quanto è accaduto», spiegava ieri sera Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati politici. Preoccupazione condivisa anche da Cristopher Hein, presidente del centro italiano rifugiati (Cir): «Accertare la nazionalità di una persona in aeroporto, un momento prima di rimpatriarlo è a dir poco irrituale – ha detto Hein -. E comunque se anche fossero stati tutti egiziani, per la normativa italiana anche loro avrebbero diritto a richiedere asilo politico».
Di fronte alle proteste delle associazioni la prefettura ha spiegato il divieto di poter incontrare gli immigrati con le esigenze di riservatezza legate alle indagini. Divieto confermato anche quando dallo stesso pm titolare delle indagini, Angela Consoli, è arrivato il nulla osta che autorizzava gli incontri. Nulla da fare. «la prefettura – è spiegato in una nota dell’Arci – non ha consentito l’accesso e ha verbalmente motivato la decisione con il presunto ‘ripensamento’ da parte della procura».
Mentre il rimpallo di responsabilità andava avanti, davanti al Palanitta si radunavano decine di appartenenti a svariate associazioni, decisi a chiedere il rispetto dei diritti degli immigrati. Cir, Unhcr, Arci, Comitato immigrati di Catania, Save the Children, Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni) hanno chiesto al ministero degli Interni di intervenire per sbloccare la situazione, ma inutilmente. «Stiamo assistendo a gravissime violazioni dei diritti di questi cittadini stranieri che vengono trattenuti in detenzione e ai quali viene pregiudicato il loro diritto alla richiesta di protezione internazionale» hanno denunciato le associazioni, per le quali il peschereccio con a bordo il gruppo di extracomunitari sarebbe stato bloccato in mare utilizzando la forza.
L’atteggiamento del ministero degli Interni risulta ancora più incomprensibile se si tiene conto che le stesse associazioni fermate ieri a Catania, da tempo partecipano in Sicilia al progetto «Praesidium», finanziato dallo stesso Viminale per informare gli immigrati che arrivano in Italia sulle procedure di ingresso regolare nel nostro paese. «In cinque anni – ha ricordato Laura Boldrini – il progetto ha contribuito a una gestione trasparente dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo giunti in Italia attraverso il Mediterraneo, consentendo a chi ne aveva bisogno di richiedere la protezione internazionale».
L’atto finale della vicenda si è avuto ieri sera, dopo che nel Palanitta sono entrati due pullman vuoti. I 68 immigrati ancora presenti nella struttura sportiva sono stati prelevati e trasportati all’aeroporto dove, di fronte a un funzionario del consolato egiziano, si è svolta una veloce pratica di identificazione. «Il rimpatrio di oggi – ha spiegato in serata una nota del Viminale -, avvenuto dopo solo un giorno dal rintraccio dei clandestini, è la diretta conseguenza degli ottimi rapporti di cooperazione da tempo instaurati con le autorità egiziane».

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DAVID LYNCH: MYSTERY DISK

ottobre 27, 2010

2×2 EMANAZIONI (DA ANNE SEXTON)

ottobre 25, 2010

1.

2.


L’INFINITO

ottobre 22, 2010

Infatti nella infinita varietà dei casi è molto improbabile che segua precisamente quello a cui tu miri invariabilmente, che gl’infiniti altri possibili.

G. Leopardi

LEOS CARAX: NAKED EYES

ottobre 17, 2010

PERCHE’ L’ONOREVOLE MARONI E’ UN CRIMINALE

ottobre 14, 2010

Sono costretto a ripetermi, visto che la storia si ripete. Lasciamo stare la labile memoria degli italiani, i quali, poichè se ne fregano, subendole tutte e sempre, delle azioni  e decisioni dei loro governi, non sanno neppure che nel 1999 ben 54 aerei da guerra col tricolore hanno partecipato al bombardamento di Belgrado e della Serbia tutta (risultato finale: 5.000 morti e 160.000 feriti. Presidente del Consiglio, per la cronaca, Massimo D’Alema). Dico lasciamo stare, perchè i motivi che ogni tanto impegnano l’Italia in guerre che la Costituzione ripudia, compresi quelli relativi al pogrom di albanesi perpetrato dai serbi (cui ora segue quello degli albanesi nei confronti della minoranza serba, ma stavolta noi non si interviene…), immagino siano disparatissimi. Però è tanto per dire a chi si è stupito dei fatti dell’altra sera: i serbi odiano gli italiani e hanno evidentemente le loro ragioni (mentre gli italiani non sono giustificati né innocenti a non avere opinioni sulla guerra sulla pace sulla serbia sul kossovo ecc., come non sono giustificabili questi ultranazionalisti di estrema destra serbi che usano una partita di calcio per… ecc.).

Ma: faccio solo notare che l’On. Roberto Maroni, ha mantenuto lo stesso atteggiamento dei fatti di Rosarno. Egli fa in modo che accada il peggio, fa in modo che le persone si ammazzino (quasi) fra di loro, organizza una terrificante macelleria sociale, e poi se ne tira fuori accusando a destra e a manca e sommando menzogna a menzogna (smentito, come si evince da tutte le cronache, da nell’ordine sindaci, prefetti, questori, capi della polizia e anche dal codice penale: non esiste infatti il reato di tentata strage che lui vorrebbe comminare all’ormai famoso capo serbo: v. http://it.wikipedia.org/wiki/Strage), cioè con un atteggiamento criminale molto simile a quello dei criminali che lui dice di combattere. E specifico, perchè in questo Paese di moralisti e di corrotti si è sempre costretti a specificare, che il termine criminale è qui usato nel senso pasoliniano, per cui erano criminali i vari dirigenti DC, dal momento in cui le loro azioni erano contrassegnate dalla colpa MORALE di aver sacrificato e pianificato la eliminazione di un’intera dorsale antropologica e umana d’Italia. A Maroni non interessa prevenire, interessa solo che le persone si dividano e non abbiano il tempo di individuare il vero colpevole e magari unirsi per combatterlo. E’ lui l’unico vero stragista: potenziale e reale.

Nel frattempo, e tanto per non dimenticarcene, questi ultimi due mesi hanno inoltre dimostrato che l’altra grande macelleria sociale di nome tessera del tifoso, è anche di fatto una GRANDISSIMA CAZZATA (se non fosse superficie folcloristica di un unico e complesso progetto criminoso che sta distruggendo l’Italia e di cui la Lega e Maroni sono il braccio armato e Berlusconi la mente – si fa per dire).

DAVID LYNCH: DREAM #7

ottobre 13, 2010

ABEL FERRARA: DREAM PIECE

ottobre 12, 2010

IL CASO DELLA RAGAZZA DI LUCE DI BANGKOK

ottobre 10, 2010

La ragazza di luce di solito compariva al crepuscolo, la mano molle sui capelli e il seno morbido intravisto appena dalla camicina semiaperta. Questa ragazza tenue e rosa, che aveva avuto il coraggio di rifiutare la bella stanza arredata, un figlio da accudire, il negozio da abbellire, l’immagine dell’immagine di sé quel dato momento. Brutta storia. La sua soffice sapienza di donna liberava ora raggi solari sulle linee verticali dello scheletro grigio della città. La popolazione, aggredita dalla luce, impazziva, non più capace di sostenere il ronzio del bel volto lassù.

Nello scricchiolio degli arti ferrosi la ragazza sollevava gli occhi a planare incuriosita oltre la scossa dei cittadini in preda al panico. Bisognava fermarla. Il compito fu assegnato all’agente Jack. Jack attese sul bordo del precipizio. Jack guardò nel fondo. Bianchi mostri alati lenti sull’asfalto. Farfalle su trampoli guidate dal veliero bianco. Nell’aria pioggia di ostie e fiori di loto, a destra rotanti sfere di metallo dorato, oltre il confine echi di guerra. A quel punto gli dissero solo di aspettare. Occhi di plastica, colori falsi e nazionalità inesistenti, grandi ali forate, scratch dell’insetto mixer. Lontane voci di medusa sbiadita sembravano incontrare il vento e le nuvole (lei lassù, leggiadra, capelli mossi piano piano).

Jack elaborò una prima contromisura. Servirsi di tassisti confidenti. Uno, entusiasta, in fuga dal Bangladesh, gli indicò l’afflusso di prostituzione russo cinese thai. Fontane al neon, piedi nudi sullo xilofono. Il canto della ragazza piegava il mondo in una curva incerta. Cosa chiedere a tutta questa sospensione. Le farfalle saltarono e sfrigolarono sulle corde elettriche. Il funzionario (palpebre sbattute) gli passò una nota: “Far credere a tutti che la vita sia un carnevale”. Jack lesse fra le righe e iniettò il nuovo virus (piccole farfalle senza voce, quanto ancora volerete cercando gli occhi dell’umano). Ci fu un riverbero ovunque, da Teheran a Dubai le donne gettarono via i niqab e applicarono sul volto maschere stilizzate con strisce di ferro sugli occhi e sulla bocca. La terra tremò. La ragazza di luce sbandò stupita e si sciolse in una inutile pozza verde. I contagiati ripresero la via di casa. Jack comunicò con il Comando. “Virus in circolo. Diffusione verso completamento. Parto”. (Bangkok alle spalle in avvilente tremolio).

COME STO? COSI’ (3)

ottobre 8, 2010