IL GIOCO DELL’OCA

La pietra era quadrata. Circa venti centimetri per lato, benché la polvere intorno ai contorni delle quattro facce, e infiltrata fra le rughe del quadro superiore, lottava contro la geometria. Insomma, passi e pieghe: nella lotta per la sopravvivenza dei lastricati cittadini si può rilevare la mappa del tempo che incespica e balbetta. D’altra parte,  il modo in cui gli abitanti di questa città fingono di non riconoscere il proprio passo e le pieghe sul terreno, conferma l’inesattezza della procedura temporale. Per esempio: circa quarant’anni fa questo quartiere si è svuotato. Chi lo abitava ha commesso l’errore di guardare un po’ più in là, verso i cantieri e l’intrico di gru del nuovo quartiere, lasciando al vecchio il compito di accogliere altri passi sulle stesse pietre.  Ovviamente il mercato immobiliare costituì l’unico indizio di prosperità comune ai due flussi, di chi andava e di chi veniva, talmente in comune da non riguardarli, passi compresi, prezzi, compresi. “Che importa, pensa la pietra, così imparano cosa significa essere in eterno calpestati”.

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