LA VELOCITA’ DELLA MORTE

Nella città vuota solo un breve accostarsi di nebulosa. Neppure propriamente un vuoto, ma qualcosa di più e di meno, un agitarsi sottile d’anima, senza più città. Le mani cercarono l’uscita, ma sembrarono solo piccole tentazioni di dita rassegnate all’attesa. Una linea immaginaria. L’istinto di usare la vista e di pronunciare parole e il piacere doloroso di non saperle più. Neppure ombre furtive, che sarebbero il preludio o la certezza di un corpo. Uno scivolare lento e informe. Giunti al fondo, la città finì. C’è un momento, per tutti, in cui la velocità massima convalida la morte.

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