Archive for agosto 2010

IL GIOCO DELL’OCA

agosto 26, 2010

La pietra era quadrata. Circa venti centimetri per lato, benché la polvere intorno ai contorni delle quattro facce, e infiltrata fra le rughe del quadro superiore, lottava contro la geometria. Insomma, passi e pieghe: nella lotta per la sopravvivenza dei lastricati cittadini si può rilevare la mappa del tempo che incespica e balbetta. D’altra parte,  il modo in cui gli abitanti di questa città fingono di non riconoscere il proprio passo e le pieghe sul terreno, conferma l’inesattezza della procedura temporale. Per esempio: circa quarant’anni fa questo quartiere si è svuotato. Chi lo abitava ha commesso l’errore di guardare un po’ più in là, verso i cantieri e l’intrico di gru del nuovo quartiere, lasciando al vecchio il compito di accogliere altri passi sulle stesse pietre.  Ovviamente il mercato immobiliare costituì l’unico indizio di prosperità comune ai due flussi, di chi andava e di chi veniva, talmente in comune da non riguardarli, passi compresi, prezzi, compresi. “Che importa, pensa la pietra, così imparano cosa significa essere in eterno calpestati”.

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FESTIVAL DELLE LETTERATURE DI SHANGHAI

agosto 24, 2010

Nella zona stagna di Shanghai, un piano terra oscuro e commerciale galleggiante famelico fra i pilastri che sorreggono i livelli superiori (torri sospese indicano lo spazio lassù), l’assenza assoluta di cielo visibile produce negli abitanti l’abitudine di compiere qualsiasi operazione guardando per terra (piedi, scarpe, nervi d’asfalto). Alcuni giovani cominciano a piegarsi negli angoli fra i negozi, testa bassa sulle ginocchia, occhi allungati sul terreno. All’inizio si rannicchiano e basta, poi qui e là compaiono i primi blocchi di fogli bianchi, piccoli quaderni da riempire, matite, penne. In breve la parola si diffonde. Il piano orizzontale trascina verso il basso l’architettura sopraelevata. Linee terrene contro vettori celesti.

Nella zona stagna si organizzano letture collettive. I partecipanti si alzano in due tre quattro insieme e declamano ad alta voce pagine delle loro scritture. Le voci si mischiano, le parole convergono, il romanzo casuale in formazione preme sui pilastri e provoca lo smottamento in allungo delle torri (grida infastidite dall’alto).

Esempio di romanzo collettivo urlato con assalto parallelo (due giovani e una ragazza arrivano fulminei con i quaderni in mano, tutte le altre nere figure accovacciate smettono di scrivere e mostrano la faccia triste e beata dell’estasi della parola, gli altri passeggeri si tendono nell’ascolto, per uno strano fenomeno di decompressione quelli che provano a proseguire il cammino finiscono per ruotare su se stessi, piccole stelle con la marcia in folle): “Madre, non lasciarmi! L’esercito di orfani passò in un vento di primavera. Pianeti fuori atmosfera accorsero per lo spettacolo. La madre è anche Shanghai, che invasa dagli agenti anti-parola si chiude su se stessa, li mastica e li risputa sui marciapiedi degli scrittori. Vomito leggero l’altro giorno, verdure più che altro. La nausea per questa notte senza fine. Com’era il cielo, mamma? Piccolo parco giochi nell’intrico d’acciaio della metropoli spazzato via da una grande luce, ultima immagine la madre che grida qualcosa con le mani trafitte dal filo spinato. Bambino sullo scivolo ridotto in cenere prima di arrivare a terra. Colonna sonora una tromba lontana che sembrava non aspettare altro. Le pagine finiranno. Qualcuno scrive sui muri. Retate contro gli imbrattatori folli. Campi di tortura per scribacchini di tutti i tipi. Sogno di una città sepolta dal peso dei suoi edifici. Una pattuglia subito neutralizzata progettava l’assalto al cielo. L’azzurro com’è? Acqua. Niente per specchiarsi. Vermi sottovuoto. Abbiamo portato queste torri sulle spalle tutto questo tempo! Scrittori ingobbiti al lato della strada. Le torri pesano meno della parola torri. Dissolvenze ovunque. Margini incerti. Società segrete scoperte prima di formarsi. Nuovi mestieri: l’infiltrato, la spia, il delatore. Fantasmi con la bava distruggono la città in un risucchio. Di che odore è la tua pelle? Ancora un viaggio per carità! Gli abitanti premono alle porte della città per partire. Nessun posto dove andare. Pezzi di pelle scorticata sul muro. Vogliamo scrivere! Madre, è azzurro il cielo? Shanghai si rifiuta di rispondere. Nuovi obiettivi sensibili: gli architetti, gli architetti prima che si trasformino in scrittori. Dopo la città ora è a rischio la parola!…”.

Si cerca qualcuno che spieghi ai cittadini delle torri come coordinare i propri movimenti e rimanere stabili durante il festival della parola terrorista. Altrimenti, come tutti gli anni, si osserverà la parola ingigantirsi fino a diventare un velenosissimo fungo arancione, la zona stagna esplodere. Se invece le torri resistessero, si potrebbero mettere in salvo tre quaderni e un centinaio di fogli sparsi.

12 maggio 1977-17 agosto 2010

agosto 20, 2010

Chissà perchè in questi giorni mi viene in mente un solo nome:

Giorgiana Masi.

LA VELOCITA’ DELLA MORTE

agosto 12, 2010

Nella città vuota solo un breve accostarsi di nebulosa. Neppure propriamente un vuoto, ma qualcosa di più e di meno, un agitarsi sottile d’anima, senza più città. Le mani cercarono l’uscita, ma sembrarono solo piccole tentazioni di dita rassegnate all’attesa. Una linea immaginaria. L’istinto di usare la vista e di pronunciare parole e il piacere doloroso di non saperle più. Neppure ombre furtive, che sarebbero il preludio o la certezza di un corpo. Uno scivolare lento e informe. Giunti al fondo, la città finì. C’è un momento, per tutti, in cui la velocità massima convalida la morte.

LA COSA REALE (3)

agosto 9, 2010

(Afghanistan)

ROMA

agosto 6, 2010

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POESIA E CIVILTA’

agosto 4, 2010

noialtre – civiltà:

sappiamo d’esser morte – in gran quantità: