LEGGE BAVAGLIO

Copio e incollo da Nazione Indiana e invito a far girare.

Legge bavaglio, scenari per blog e Nazione Indiana

di Jan Reister

La cosiddetta Legge Bavaglio (vedi la dettagliata analisi degli articoli di Guido Scorza) che sta suscitando le proteste della società democratica ( qui un’ottima iniziativa di Paolo Gentiloni, Matteo Orfini e Pippo Civati) potrebbe entrare in vigore presto, inalterata. Tra le conseguenze devastanti che avrà per la democrazia, la legalità e la libertà di espressione, ve ne sono alcune che riguardano direttamente i siti informatici. Anche se spero che la legge non venga mai promulgata, è ragionevole prepararsi ad affrontare concretamente il futuro che aspetta blog, siti web ed attività in rete.

L’ obbligo di rettifica

Articolo 1 comma 29: […] Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

Come scrive Guido Scorza, l’obbligo perentorio di gestire una richiesta di rettifica con questi tempi mette chi gestisce un sito, di fronte a rischi, non solo per le sanzioni fino a 12.500 euro:

che siate un blogger, il gestore di un “sito informatico” o piuttosto abbiate un canale su You Tube, in un momento qualsiasi, magari nel mezzo delle Vostre agognate vacanze, qualcuno potrebbe chiedervi di procedere alla rettifica di un’informazione pubblicata e Voi ritrovarvi costretti a scegliere se dar seguito alla richiesta senza chiedervi se sia o meno fondata, rivolgervi ad un avvocato per capire se la richiesta meriti accoglimento o, piuttosto, opporvi alla richiesta, difendendo il vostro diritto di parola ma, ad un tempo, facendovi carico di grosse responsabilità. (cit)

Le fonti di rischio

Una richiesta di rettifica può arrivare per qualsiasi informazione pubblicata sul sito: testi, filmati, immagini. È più facile che sia scatenata da riferimenti a persone, istituzioni, aziende, marchi e prodotti, e non da concetti astratti generali.

Si può essere accurati, attenti nella pubblicazione, ma i siti che hanno un grande archivio storico (Nazione Indiana, Carmilla per esempio) hanno un grosso problema legato alla quantità di materiale, prodotto spesso in condizioni diverse.

È impensabile mettere fuori linea gli archivi. Altro problema comune a tutti i blog sono i commenti, magari messi in passato su articoli ormai d’archivio.

Uno scenario reale

Ecco cosa potrebbe accadere dopo la promulgazione della legge:

Gestisci un sito informatico, magari un blog come Nazione indiana, e un giorno una persona vuole farti pubblicare una  dichiarazione o rettifica a proposito di un articolo che hai scritto. Questa persona va da un avvocato, il quale ti invia una raccomandata, magari anticipata gentilmente via email.

Se tutto fila liscio, devi  fare in poco tempo le difficili scelte dette sopra. Se, come può succedere, non ricevi l’email né la raccomandata (filtri antispam, indirizzo vecchio, sei in ospedale, fai il turno di notte, sei in viaggio di nozze),  il postino ti lascia l’avviso e la lettera torna all’ufficio postale (spesso distante chilometri da dove abiti) dove, se non la ritiri durante la giacenza di 7-15  giorni, torna al mittente.

L’avvocato allora procede per conto del suo cliente e ti fa causa. Ora hai bisogno tu di un avvocato, di tempo e di soldi.

Da qui in poi è difficile dire cosa succederà: prima o poi ci sarà un caso esemplare, una persona che messa di fronte a questo meccanismo infernale opporrà le sue ragioni pubblicamente e metterà a nudo l’iniquità della legge. Fino a quel momento siamo tutti dei potenziali casi esemplari.

Indicazioni pratiche per chi gestisce un sito

Cosa succede in pratica quando arriva una richiesta di rettifica dipende molto dal genere di sito web: i suoi contenuti, i modi di interagire con le persone (un forum, un blog, un sito di user generated content), dome è realizzato e dove. Dipende anche da chi ci sta dietro, che sia un privato cittadino o una struttura stabile, un’azienda, un giornale. Qui riporto alcuni casi tipo per le situazioni più diffuse:

Sito web senza indicazione del responsabile

Nel caso di un blog ospitato da piattaforme come Splinder, Blogspot o wordpress.com, se non c’è alcuna informazione sul proprietario, la richiesta di rettifica viene inviata al gestore della piattaforma. Questi di solito la comunica all’utente via email (l’indirizzo interno usato per la registrazione del sito) e se non riceve risposta di solito prende misure unilaterali (chiusura del sito, cancellazione di articoli) secondo il contratto di servizio.

Il tempo tra la ricezione della richiesta presso il gestore e l’inoltro interno all’utente erode il margine di 48 ore e può di fatto mettere l’utente in condizione di inadempienza. In caso di mancata risposta, saranno le eventuali indagini di polizia a risalire all’identità dell’utente attraverso i log del gestore, dai contenuti pubblicati eccetera.

Un caso particolare è un sito self-hosted senza indicazioni sul proprietario. A differenza delle piattaforme gratuite, qui c’è di solito un pagamento di servizi, da cui con indagini di polizia si risale facilmente al titolare del sito.

Questo scenario (servizio gratuito, chiusura del sito, indagini) si presta a una situazione particolare, quella di blog anonimo per scelta, che descriverò più sotto.

Sito web dove è indicato chiaramente il titolare

Un sito che vuole essere raggiungibile pubblica il nome del titolare ed il modo per raggiungerlo.

Nazione Indiana, ad esempio, ha un indirizzo email, un indirizzo fisico (la sede legale dell’associazione, che corrisponde alla residenza del legale rappresentante), informazioni WHOIS complete. Nonostante ciò, non è sempre possibile ricevere comunicazioni e gestirle in sole 48 ore: non siamo una ditta con uffici e orari, abbiamo tutti una vita, altre attività, facciamo NI nel tempo libero, di tasca nostra. Possono accadere errori, con l’email, con le raccomandate.

Bisogna decidere prima cosa fare in caso di richiesta di rettifica: se ricevuta in tempo, occorre saperla valutare ed eventualmente assecondarla, od opporsi. Serve un avvocato subito disponibile. Se la richiesta non viene ricevuta in tempo, l’avvocato serve comunque e anche qui si decide se scendere a patti, o opporsi e creare quel caso esemplare di cui dicevo sopra. Non tutti hanno la capacità, la voglia e la possibilità materiale di farlo.

Le scelte operative

Cosa farà Nazione Indiana? Cosa può fare un cittadino, un’associazione per rispettare la legge, non venire triturata da cause immotivate e nel frattempo cercare di cambiare la legge con i mezzi a disposizione?

Coniglietti e soldatini

Rinuncia a darti pena per le cose a cui tieni: scrivi con grazia e leggerezza solo di banalità, di cuccioli adorabili, di hobby innocui. Finché un produttore di peluche non ti farà causa.

Chiusura

Scelta drastica che non risolve il problema del passato, degli archivi che sono esistiti in rete (cache Google, altre cache, archivi personali) e da cui può arrivare sempre una richiesta di rettifica o altro.

Fuga all’estero

È un modo per rendere più onerosi e lenti gli attacchi legali, ma non risolve il problema. Se all’estero è solo il server, non serve a nulla.

Corretta diligenza

La strada faticosa, quotidiana e poco appariscente. Indicare chiaramente come essere contattati, verificare che i canali funzionino sempre, prepararsi un minimo e lottare con gli strumenti democratici a disposizione (sempre meno, con questa legge) per cambiare le leggi inique.

Blog anonimo

Chi si occupa di argomenti molto sensibili, oppure è esposto a ritorsioni pericolse, o è molto determinato, non sarà soddisfatto dalle opzioni qui sopra. A costo di rinunciare alla possibilità di firmarsi, con l’obbligo di fare attenzione a ogni informazione che lo potrebbe tradire, può gestire un blog anonimo con una protezione forte della propria identità. La tecnica è descritta nella guida di Ethan Zuckerman Scrivere un blog anonimo con WordPress e Tor, pubblicata da Global Voices e da me tradotta.

Si tratta in pratica di tenere un blog privo di ogni segno personale, su una piattaforma gratuita, collegandosi ogni volta solo in modo anonimo, e predisponendo un sistema di backup per spostare il blog su piattaforme volta per volta diverse quando questo viene disturbato o chiuso. Occorre naturalmente predisporre più canali alternativi di comunicazione (blog, varie email, twitte…) e prestare attenzione scrupolosa alla sicurezza.

E’ uno strumento usato da attivisti per i diritti umani, whistleblower, operatori umanitari, operatori in aree controllate da criminalità organizzata, in stati repressivi. In Italia ci sono situazioni che ricadono in questo scenario.

Conclusioni

La strada di questa legge non è ancora finita e bisogna lavorare molto nel frattempo (ancora una volta, inizia andando qui per sapere cosa propongono Paolo Gentiloni, Matteo Orfini e Pippo Civati). La limitazione delle libertà individuali e di espressione, i vincoli posti alle comunicazioni sembrano però essere una costante di questi tempi in Italia. Occorre fare la propria parte, e cercare almeno di non essere totalmente vulnerabili.

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La licenza è aperta e libera (CC A-NC-SA 2.5).

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