SUPERCANNES 2010: VISIONI MARCHE’

Articolo apparso su il manifesto di venerdì 21-05-2010

Della capacità di concentrazione assoluta del cinema giapponese, diluito atomicamente tra intensità massima e annichilimento, basterebbe qui a Cannes il subito incompreso Outrage di Takeshi Kitano. Nel frattempo tuttavia, per le vie collaterali del Marché, oltre a ripassare i capolavori berlinesi Caterpillar (Wakamatsu) e About her Brother (Yamada), ci pensano Shinya Tsukamoto e Takashi Miike a integrare componenti alla miscela del grande Beat Takeshi. Il primo presentando una versione più breve di Tetsuo The Bullet Man, che lavora, se possibile, a contrarre lo spazio fra stasi e mutazione, documentando ciò che resta dell’immagine quando l’occhio letteralmente brucia; il secondo, con Zebraman 2: Attack on Zebra City, potenziando la natura incontenibile dell’immagine stessa, ne ricava una schizofrenia insieme centrifuga e centripeta, fino a ottenere un sistema arterioso perfetto eccentrico, dove se c’è ossigeno è perchè si filtrano continuamente tossine.

D’altra parte il primo qui a parlare di sparizione e di fine del linguaggio, è proprio quel Jean-Luc Godard che sembra ancora oggi l’unico in grado di rischiare una proposta linguistica, che proprio quando si dà, si sottrae (socialismo, fa di nome). “A causa di cosa la luce? A causa dell’oscurità”. E così, per chi non ha l’umanità di comprendere, in questa nostra “povera Europa” nazionalista, si sprecano macellerie, allegoriche per alibi o per vezzo. L’horror nazionale è già nel titolo: A Serbian Film di Srdjan Spasojevic (finanziato dallo Stato…). Che appunto nella progressione irraccontabile di efferatezze al limite dello snuff, non tiene conto di come la flagranza dell’horror sia soprattutto nell’automatismo con cui evita il dato simbolico (dovrà constatarlo, suo malgrado, l’icona porno protagonista del film, alle prese con le immoralissime erezioni del ferro del mestiere, e costretto infine a farne un’arma omicida). In ogni caso film da segnalare per caparbietà e perizia del crescendo di violenza, indipendentemente dalle dichiarate intenzioni socio-politiche.

Ciò che si conferma, ciò che resta fondamentale, è la distanza fra assunti di partenza e la loro variazione in immagini (una volta si diceva fra reale e verosimile). Che importa della sgranatura video old fashion con cui Harmony Korine in Trash Humpers millanta il ritrovamento di acidi freak in vhs, se neppure di questo falso movimento si riesce a fare un’inquadratura. La verità è che è sufficiente la distorsione videosonora  dei due piani filmati da Godard nella discoteca della sua titanica nave di Film Socialisme, a cancellare tutto Korine. Meglio allora la nuova generazione seriale televisiva, che per esempio nell’esordio The Experiment di Paul T. Scheuring (l’ideatore di Prison Break), riesce a estrarre da una sceneggiatura tanto compatta quanto prevedibile, il filmico necessario a interpretare quello che già era incandescente nella scrittura, compresa la sorprendente attenzione con cui viene incanalata la rabbia dei due bravissimi Adrien Brody e Forest Whitaker, costretti a sopravvivere in questo esperimento globale che riguarda tutti fra Bedlam e Orwell.

Lorenzo Esposito

A Serbian Film

Zebraman 2: Attack on Zebra City

The Experiment

Tag: , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: