Archive for maggio 2010

PALESTINA LIBERA

maggio 31, 2010

Soldati israeliani sparano su civili inermi: 19 morti.

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DANIELE DE ROSSI NON CHIEDERE SCUSA!

maggio 30, 2010

Mentre festeggiamo la notizia degli Europei 2016 alla Francia, lungimirante scelta dell’Uefa che eviterà all’Italia un’altra stagione di corruzione, cricche, tangenti, falsità, menzogne e strette repressive…

E mentre annotiamo la dichiarazione di Michel Platini sulla tessera del tifoso: “L’Uefa non fa schedature” (Che c’è Maroni, non ti indigni ora?)…

E sperando di poterci occupare dei ben più gravi problemi che assillano l’Europa tutta, non solo l’Italia…

…Diciamo ancora, per l’ultima volta, gridando:

DANIELE DE ROSSI NON CHIEDERE SCUSA!

BUONGIORNO MINISTRO MARONI!

maggio 29, 2010

Sul video qui sopra poco da aggiungere: se non che il Ministro Maroni non ci venisse a dire che “Daniele De Rossi rappresenta l’Italia”, come se la Lega avesse a cuore, che so, la patria o il tricolore (le cui retoriche, in ogni caso, mi disgustano).

Invece diciamo qualcosa sulla “sconcertante” equivalenza fra uomo in divisa e delinquente. Maroni ha ragione! Non sono la stessa cosa. Infatti è il poliziotto che deve difendere i cittadini e lo Stato, non il delinquente. E quindi il caso Gugliotta (ma vogliamo fare la lista di omicidi e torture e mele marce nelle forze dell’ordine dagli anni Cinquanta a oggi? Meglio di no caro Maroni…) è più grave del delinquente che tira una pietra. Non sono la stessa cosa, proprio no: il poliziotto è molto più colpevole e ha ragione Daniele De Rossi: ANDREBBE TESSERATO! Proprio quello che le forze dell’ordine (quelle col fazzoletto rosso da bandito che non si vogliono far riconoscere, esattamente come i delinquenti) da sempre non vogliono, perchè credono di essere cittadini speciali! Ma il cittadino speciale è quello che non porta divisa, è lui che va difeso, chi si mette la divisa è un suo servitore, ed è lui che si deve sacrificare: punto e basta. Se il cittadino sbaglia paga, il poliziotto, di cui non si riesce quasi mai a sapere nome e cognome, no: E DOVREBBE ESSERE IL CONTRARIO.

Dopodichè: la tessera del tifoso non sarebbe una schedatura di massa perchè “sappiamo già quello che dobbiamo sapere”, come dichiara il funzionario di turno? E se sapete già quello che dovete sapere, perchè non riuscite a fermare la violenza negli stadi (che ormai non è più negli stadi ma fuori, visto che allo stadio ci vanno quattro gatti)? Perchè forse il vostro obiettivo è un altro? Un bel business? Uno Stato di polizia? Nel frattempo a Torino ci si accoltella per una maglietta inodossata da un calciatore: questa cos’è Ministro Maroni, violenza negli stadi? violenza nei pub? facciamo la tessera del pub?

E intanto di Rosarno non parla più nessuno…

DANIELE DE ROSSI, TI PREGO, NON CHIEDERE SCUSA!!!

DAVID LYNCH: LADY BLUE SHANGHAI

maggio 27, 2010

Lynch firma questo spot per Dior: solo che è un film di 16 minuti.

Qui in due parti da youtube, ma si può vedere per intero qui:

http://www.ladydior.com/

SUPERCANNES 2010: JACQUES DOILLON

maggio 25, 2010

Articolo apparso su il manifesto di martedì 25 maggio 2010

Mentre a Cannes Classics si rivede La campagne de Cicéron di Jacques Davila (1989), che piaceva a Rohmer e che sarebbe piaciuto a Tati (o al Gianni Amico di Io con te non ci sto più), nelle salette del Marché passa Le Mariage à trois, ultimo Jacques Doillon, che ne richiama il pugnace tentativo di compromissione e messa a rischio del set (entrambi in partie de campagne). Irregolarità oscillazioni cadute scivolamenti, o ancora malintesi nevrosi urgenze esasperazioni, come sempre in Doillon, lungi dall’essere solo ripetizione o unicamente ossessione (al contrario: massima flessibilità di posture, come notava Deleuze già ai tempi di La Pirate), rilanciano piuttosto quelle costellazioni parentali, sulla cui anomalia, in termini di familiarità stessa con tutta una parte di cinema francese, si è giocata la storia di una generazione (da Eustache a Garrel a Vecchiali). Qui l’istituzione pubblica di relazioni e filiazioni private, la battaglia campale con cui la messa in scena attende l’irruzione di una scena ulteriore, sconosciuta e inattesa, privando l’attore di familiarità col personaggio e i figli di sicuri approdi paterni, ha i nomi di Julie Depardieu, Louis Garrel, Agathe Bonitzer (grande anfitrione il non a caso rohmeriano Pascal Greggory). Non si tratta tuttavia di una chiamata a raccolta, quanto invece di una spirale di febbricitanti corpo a corpo, che più si disperde e si devia, più si concerta e si concentra. Ripidissime e pericolosissime fughe amorose giù ai piedi del torrente (Garrel-Bonitzer), respinte e circuitazioni (Depardieu-Garrel), fantasmi del passato (Bonitzer-Greggory), nudi integrali (Greggory-Depardieu), rivalità e fascinazione (Garrel-Greggory). In gioco, nella grande villa immersa nel bosco, c’è una pièce le cui prove intensificano l’elettricità dell’intreccio, come fossero uno specchio artificioso dei rapporti (e in ogni caso, da ambo i lati, marcando la medesima distanza dal teatro o da qualsivoglia teatralità). Sorprende invece il modo in cui Doillon, sempre al centro della combustione, riesca nell’impresa di nascondere la macchina da presa, insieme elastica e invisibile come in un provino fiume, attento a cogliere tutte le potenze e a ridarle in forma di potenzialità pura (parlando di lui, molti anni fa, Philippe Garrel sintetizzava così: “Cara macchina da presa”). Se l’attore non è più chi recita o cosa recita, se non è qui né altrove, se non è se stesso né l’altro: cosa filma Doillon, cosa è il film Doillon? Appunto la zona indiscernibile, il punto di smarrimento, cui si può e si deve trovare la sua scena (“Ho sempre il sospetto che se faccio un’ellissi, è proprio quello il tempo che avrei dovuto filmare”). Si avranno abissali sospensioni e improvvisi smottamenti, vuoti impensabili e picchi insostenibili, ma è fra le due pose che bisognerà faticare a installarsi. Scelta tutta politica e etica di un regista che non teme l’incompatibilità, che cerca la perfezione nell’irrisolto, nell’opaco, nell’incerto. E chissà che tutti i ciak, una volta finiti, non si prolunghino altrove.

Lorenzo Esposito

Le Mariage à trois di Jacques Doillon

SUPERCANNES 2010: FREDERICK WISEMAN

maggio 23, 2010

Boxing Gym di Frederick Wiseman

Una palestra a Austin, Texas. Quando la persistenza fa di una sola scena la scena del mondo. Alla fine, il tramonto.

SUPERCANNES 2010: VISIONI MARCHE’

maggio 22, 2010

Articolo apparso su il manifesto di venerdì 21-05-2010

Della capacità di concentrazione assoluta del cinema giapponese, diluito atomicamente tra intensità massima e annichilimento, basterebbe qui a Cannes il subito incompreso Outrage di Takeshi Kitano. Nel frattempo tuttavia, per le vie collaterali del Marché, oltre a ripassare i capolavori berlinesi Caterpillar (Wakamatsu) e About her Brother (Yamada), ci pensano Shinya Tsukamoto e Takashi Miike a integrare componenti alla miscela del grande Beat Takeshi. Il primo presentando una versione più breve di Tetsuo The Bullet Man, che lavora, se possibile, a contrarre lo spazio fra stasi e mutazione, documentando ciò che resta dell’immagine quando l’occhio letteralmente brucia; il secondo, con Zebraman 2: Attack on Zebra City, potenziando la natura incontenibile dell’immagine stessa, ne ricava una schizofrenia insieme centrifuga e centripeta, fino a ottenere un sistema arterioso perfetto eccentrico, dove se c’è ossigeno è perchè si filtrano continuamente tossine.

D’altra parte il primo qui a parlare di sparizione e di fine del linguaggio, è proprio quel Jean-Luc Godard che sembra ancora oggi l’unico in grado di rischiare una proposta linguistica, che proprio quando si dà, si sottrae (socialismo, fa di nome). “A causa di cosa la luce? A causa dell’oscurità”. E così, per chi non ha l’umanità di comprendere, in questa nostra “povera Europa” nazionalista, si sprecano macellerie, allegoriche per alibi o per vezzo. L’horror nazionale è già nel titolo: A Serbian Film di Srdjan Spasojevic (finanziato dallo Stato…). Che appunto nella progressione irraccontabile di efferatezze al limite dello snuff, non tiene conto di come la flagranza dell’horror sia soprattutto nell’automatismo con cui evita il dato simbolico (dovrà constatarlo, suo malgrado, l’icona porno protagonista del film, alle prese con le immoralissime erezioni del ferro del mestiere, e costretto infine a farne un’arma omicida). In ogni caso film da segnalare per caparbietà e perizia del crescendo di violenza, indipendentemente dalle dichiarate intenzioni socio-politiche.

Ciò che si conferma, ciò che resta fondamentale, è la distanza fra assunti di partenza e la loro variazione in immagini (una volta si diceva fra reale e verosimile). Che importa della sgranatura video old fashion con cui Harmony Korine in Trash Humpers millanta il ritrovamento di acidi freak in vhs, se neppure di questo falso movimento si riesce a fare un’inquadratura. La verità è che è sufficiente la distorsione videosonora  dei due piani filmati da Godard nella discoteca della sua titanica nave di Film Socialisme, a cancellare tutto Korine. Meglio allora la nuova generazione seriale televisiva, che per esempio nell’esordio The Experiment di Paul T. Scheuring (l’ideatore di Prison Break), riesce a estrarre da una sceneggiatura tanto compatta quanto prevedibile, il filmico necessario a interpretare quello che già era incandescente nella scrittura, compresa la sorprendente attenzione con cui viene incanalata la rabbia dei due bravissimi Adrien Brody e Forest Whitaker, costretti a sopravvivere in questo esperimento globale che riguarda tutti fra Bedlam e Orwell.

Lorenzo Esposito

A Serbian Film

Zebraman 2: Attack on Zebra City

The Experiment

SUPERCANNES 2010: MANOEL DE OLIVEIRA

maggio 15, 2010

Quando il fotografo guardo’ nel mirino, la morta sorrise solo per lui.

SOCIALISMO IN STREAMING

maggio 10, 2010

Il giorno 18 maggio in contemporanea con la prima cannense, e dopo averne anticipato e ‘trattato’ ampi stralci in rete, il nuovo film di Jean-Luc Godard, SOCIALISME, sarà visibile in streaming su http://www.filmotv.fr

PROGRAMMING NOTE: The full film, Film Socialisme, will be available for web-streaming-on-demand here at Wild Bunch’s web-VOD outlet, Filmo TV, on May 18th, simultaneous with the film’s premiere at Cannes. Watch this space for further updates.

HIROSHIMA MON AMOUR/TWIN TOWERS

maggio 7, 2010

Forse per il cinema americano l’omicidio Kennedy ha lo stesso valore della bomba atomica per quello giapponese. Non l’omicidio in sé, ma la sua supposta triangolazione, così come in Giappone dell’atomica non conta l’impatto immediato, ma l’ordine mutante che resta nell’aria. La sua perfezione geometrica coincide con la sua potenzialità fantastica. Si può dire che, a livello di ossessione che diventa nucleo storico e visivo di tutte le immagini, il magistero di David Wark Griffith finisce con JFK. Da quel momento la corsa sfrenata e parallela diventa ricerca dell’immagine giusta, cioè giusto di quell’immagine deviante che non fa tornare i conti. La fine del magistero di JFK si chiama Twin Towers.