Archive for febbraio 2010

UN ARTISTA DEL DIGIUNO

febbraio 26, 2010

Un Kafka radicale per i radicali.

Incipit di Un artista del digiuno di Franz Kafka:

“Negli ultimi decenni l’interesse per gli artisti del digiuno è alquanto diminuito. Mentre una volta valeva la pena allestire grandi spettacoli di questo genere in proprio, oggi è del tutto impossibile. Erano altri tempi. A quell’epoca tutta la città si interessava all’artista del digiuno; a ogni nuovo giorno di digiuno la partecipazione cresceva; tutti volevano vedere l’artista almeno una volta al giorno; negli ultimi giorni c’erano abbonati che sedevano giornate intere davanti alla piccola gabbia con le sbarre; le visite si tenevano anche di notte, alla luce delle fiaccole per aumentare l’effetto; col bel tempo la gabbia veniva trasportata all’aperto, e allora era soprattutto ai bambini che si mostrava l’artista; se per adulti era spesso solo un divertimento cui partecipavano perchè era di moda, i bambini guardavano stupefatti, a bocca aperta, tenendosi per la mano per sicurezza, mentre egli, pallido, nella maglia nera, con le costole che sporgevano in modo impressionante, disdegnando perfino una sedia, stava sulla paglia sparsa qua e là, rispondeva alle domande a volte con un cenno cortese del capo, a volte con un sorriso forzato, e allungava anche il braccio attraverso le sbarre per far palpare la propria magrezza, ma poi tornava a sprofondare completamente in se stesso senza occuparsi più di nessuno, neppure del battito dell’orologio, così importante per lui, unico arredo della gabbia, limitandosi a guardare davanti a sé con gli occhi semichiusi e a sorseggiare di tanto in tanto un goccio d’acqua da un minuscolo bicchierino per inumidirsi le labbra. […] ”

(di recente ripubblicato presso Quodlibet) 

VIAGGIO IN ITALIA: SEMPRE ANNO UNO

febbraio 23, 2010

Da Anno uno (1974) di Roberto Rossellini.

Bisogna essere pazienti. Avere memoria. Studiare. Ascoltare. Rimettere in circolo. Ricominciare.

QUI NON CI SONO MAI STATO

febbraio 22, 2010

Un racconto. Da oggi pubblicato su www.microcenturie.it

Eccomi finalmente rasoterra, pronto a inventarmi nuove corde tese, deciso a inciampare nell’aria, ma rasoterra, con le due lunghe file di alberi e il viale senza arrivo. Ho messo un argine all’impazienza. Ho una casa e un uscio che danno su un viale bianco con ai lati due file di verdi alberi. Come un qualunque cimitero (perciò, per questa mia innata pazienza, tutte le notti i morti salgono a ritroso verso la casa e il viale li risospinge inventandosi una corrente contraria). Si tratta di questo: non sono fuggito da nessuna città, semplicemente ho scelto un fiume, uno solo, e mi sono messo a guardare la lotta delle acque. E di questo: non ne è scaturita meno confusione. Se fossi un bambino sarebbe più facile, arriverei appena all’acqua. Invece qua sotto mi ci sono dovuto piegare, rinunciando al controllo sognato dall’altezza. Ad ogni modo è da qui che guardo, spaccandomi la schiena, ma non leverò gli occhi dal mio viale liquido e dalla sua compagna foresta. Apro la porta, aggiusto la sedia e guardo. Non è detto che questo significhi morire più di quanto ricordi il vivere. L’ho capito subito, appena ho cominciato a perdere il conto del territorio (avendo deciso di essere paziente, imparo a memoria ogni centimetro, ogni lembo di terra, ogni sassolino, ogni ruga di corteccia, ma basta cedere al sonno per risvegliarmi in un paesaggio completamente nuovo: allora ricomincio a contare). Ma è questa difettosità a darmi speranza. Posso dire: qui non ci sono mai stato, e vedere che effetto fa. Raccolgo un sasso, e mentre lo stringo nel pugno già misuro la distanza ottenuta fra il punto in cui cadrà e il rosso aggrappato nel palmo della mano. Il viale è il mio avversario, ciò che mi dà coraggio. È senza fine il viale, ma se la deve vedere con lo spazio delimitato della sedia su cui rimango fermo. Non è che non c’è via d’uscita, sono io che esito. C’è un segreto per questo: bisogna rinunciare alla possibilità, non rallegrarsi troppo di fronte al verificarsi del caso, ma imitarlo, come quando sta lì a aspettare il momento giusto. Solo così per esempio posso riprendere il conteggio: dimenticandomi di contare. Per questo sono così stanco, stanco come uno schiavo che porta pietre alla piramide, perché il compito della giornata era memorizzare quella fila di sassi raccolti sulla destra, appena sotto il mio piede immobile, che è come dire correre come un pazzo per la discesa o salire folle il sentiero più ripido. Forse la mia fortuna è che il problema è solo quantitativo. Ma questo non significa aver fiducia. Anzi, bisogna concedere al mondo le proprie incongruenze, convincendolo che sono le sue vittorie (ma questo è per chi sa stare dentro la luce impassibile che se ne sprigiona). Perdo fiducia al secondo sasso, nel momento stesso in cui ho ancora una volta ripetuto la parola uno. Sicuramente non è un caso che la luce sul viso mi abbia fatto leggermente arretrare. Ma se c’è un divieto, mi esercito a vietarlo (è vero o no, che chi cade d’istinto si rialza?). Non so se in me sopravvivono più soggetti, ma ho sempre la sensazione che questo non sia il posto giusto dove attraccare, che non è qui che getterò l’ancora. In balia delle correnti, mi domando quanto ciò riguardi la carne o lo spirito, chi dei due strisci silenzioso verso l’altro. E mentre domando sogno. Sogno una realtà in cui la mia sedia il mio viale alberato la mia casa non siano altro che quel modo comune usato da tutti per giustificare quell’altra realtà, cioè per impedirle di sopravanzarci, e sognare che ci sia ancora qualcosa da vedere. Sogno e penso: mi sto facendo piccolissimo, mi sbriciolo sotto quel minuscolo sassolino, eppure potermi concepire responsabile di un tale desiderio, mi conferma che non ho delimitato bene il mio campo. Ho confuso il limite con una riga da tracciare. Mentre mi concentro su quella zolla di terreno, percepisco altri milioni di colori e quel ramo spezzato dalla parte opposta e perfino la casa alle mie spalle. Non sono io l’essere. O non dovrei essere qui. La ragazza che ho abbandonato aveva un sorriso sprezzante e gli occhi tristi. Mi ricordo di aver letto una volta che la maggior parte dei racconti, senza bisogno di scriverla, finiscono con la frase “Dopo di che tornò al lavoro come se nulla fosse accaduto”.

L.E.

GUIDO BERTOLASO, PROTEZIONE CIVILE Spa: ovvero IL PROGETTO AUTORITARIO DI SILVIO BERLUSCONI (6)

febbraio 19, 2010

Dunque. Sarebbe ora il caso di pubblicare qui verbali e intercettazioni. Ma non lo farò. La cloaca, lo dice la parola, che ribolle nel fondo, è l’ovvia conseguenza del marcio ai vertici. Il problema non è la cricca di delinquenti che sfrutta tragedie e corrompe lo Stato, ma l’ideologia autoritaria che le ha dato vita, cioè lo Stato (già) corrotto. Il problema drammatico, per i prossimi cento anni almeno, non è Berlusconi, ma il berlusconismo.

Dunque questa è l’ultima puntata di una vicenda che non finirà. Ma l’Europa è sempre all’ultima puntata, di cui l’Italia sgomita per recitare la parte più volgare e inquietante. Bastino allora – con l’invito per tutti a smettere di lamentarsi e invece gettare le basi per la lotta futura – queste parole, datate 1959 (!), di Guy Debord.

6. (Guy Debord, da Sur le passage de quelques personnes à travers une assez courte unité de temps)

“In fin dei conti, in questo paese, sono stati ancora una volta gli uomini d’ordine a partecipare a una sommossa. Così facendo, hanno rafforzato ulteriormente il loro potere. Hanno potuto aggravare il grottesco delle condizioni dominanti a loro piacimento. Hanno decorato il loro sistema con le pompe funebri del passato”.

GUIDO BERTOLASO, PROTEZIONE CIVILE Spa: ovvero IL PROGETTO AUTORITARIO DI SILVIO BERLUSCONI (5)

febbraio 18, 2010

Credo sia meglio insistere. Qui di seguito la controrisposta di Scalfari, che di nuovo mette in luce le contraddizioni non dell’uomo Bertolaso (chiaramente ‘confuso’: “non sono sottosegretario”…), ma la pericolosità complessiva del progetto berlusconiano.

5. (scalfari)

Egregio sottosegretario, la ringrazio per la pronta risposta alle mie domande. Osservo, tanto per cominciare questo mio commento alla sua lettera, che la sua rapidità le fa onore. Il presidente del Consiglio aspettò sei mesi prima di riscontrare le domande che il nostro giornale gli aveva posto e, dopo sei mesi, usò un libro di Bruno Vespa come strumento intermediario. Lei si presenta invece per quello che è, o almeno per quello che crede di essere o addirittura per quello che noi dovremmo credere che lei sia. Proverò dunque a districare l’essenza che sta dentro alle sue parole e cercherò di farlo con equanimità.

Quello che a lei soprattutto importa è il tempo. Lo dice varie volte nel corso della  sua lettera. Scrive: “Quella della Protezione civile è l’unica normativa che considera la variabile “tempo” come reale e cogente”. E più oltre: “Avrei dovuto forse chiedere al presidente del Consiglio che rinunciasse alle uniche norme che consentono di operare con efficacia? Per quale ragione? Per restare fermo a tempo indeterminato, in attesa che il Parlamento affrontasse il problema della capacità di decidere e di fare delle Pubbliche Amministrazioni?”.

Lei mescola insieme due cose, egregio sottosegretario, che vanno invece tenute rigorosamente distinte, come infatti erano state distinte nella legge sulla Protezione civile del 1992 poi innovata dal governo Berlusconi. Una cosa è l’intervento della P. C. nel caso di catastrofe naturale (terremoti, inondazioni, frane, incendi, calamità meteorologiche eccetera) dove il fattore tempo è assolutamente cogente. Nel mio articolo di domenica scorsa le ho dato atto dei suoi pronti ed efficaci interventi ed ho scritto che in quei casi lei era autorizzato a “passare col semaforo rosso”. Ma è cosa completamente diversa quella dei Grandi eventi diversi da quelli suddetti. Qui non c’è alcuna cogenza del fattore tempo. Si tratta di iniziative programmate a mesi o anni di distanza. A lei non piace star fermo. Leggendo la sua lettera e confrontandola con il suo modo di operare mi viene da pensare ad una sua natura ciclomotoria. Ma vorrà darmi atto che non può pretendere che le istituzioni debbano sovvertire i loro ordinamenti per soddisfare il suo desiderio di mobilità anche quando non ce n’è alcun bisogno.

Quanto all’ammodernamento della Pubblica amministrazione, il problema esiste ma non è un suo problema, oppure lo è come per qualunque cittadino. Istituzionalmente è un problema del Parlamento e del governo, non sta a lei motivare con esso la politica della Protezione civile. Apprendo dalla sua lettera che lei non è sottosegretario alla Protezione civile. Singolare notizia, anzi sorprendente. A che cosa è dunque delegato, signor sottosegretario? Qual è la sua funzione nel governo? Sarebbe molto interessante saperlo. Poiché di sottosegretari ce ne sono fin troppi e costano, lei potrebbe dimettersi visto che a Palazzo Chigi è uno sfaccendato. Perché non lo fa?

La Protezione Spa non è soltanto uno strumento tecnico posto al di fuori della Pubblica Amministrazione. Tra l’altro il decreto in discussione contiene una norma che vi sottrae da qualunque intervento della magistratura, con valenza addirittura retroattiva. Nessun controllo preventivo della Corte dei Conti e della giustizia amministrativa. Quanto è venuto a galla sulla gestione dei suoi appalti in Sardegna e in altri luoghi dovrebbe allarmare lei prima di ogni altro. Un verminaio, dove i vermi sono coloro che hanno beneficiato degli appalti destinati ad una ristretta e ben nota cricca. Lei scarica Balducci e De Santis (non in questa lettera ma in altre interviste rilasciate nelle ultime quarantott’ore a vari giornali). Ma il responsabile politico di tutta l’operazione è lei e insieme a lei il presidente del Consiglio che è  –   come lei dice  –  il suo unico referente. Non si possono rivendicare i successi e lavarsi le mani dal verminaio. Lei se ne rende conto, spero.

Lei è lusingato (lo scrive) per il fatto che molti anzi moltissimi chiedono di entrare a far parte dei Grandi eventi e si dice stupito di questa corsa verso la Protezione civile di chiunque debba portare avanti un suo progetto. Mi stupisco del suo stupore. La normativa che regola la P. C. dice infatti che la copertura delle vostre spese viene effettuata prendendo i denari dove ci sono, da qualunque capitolo di spesa, da qualunque fondo di riserva. Sempre in ottemperanza al criterio della velocità. Ma poiché ormai il ventaglio dei vostri interventi è diventato amplissimo e le spese sono altrettanto cresciute, questo stravolgimento delle poste di bilancio spiega il perché di tante attese riposte in lei. Ed è anche la spiegazione del vincolo a doppio filo che lega lei al premier e questi a lei: governate senza il Parlamento, senza i ministri competenti per materia, a cominciare da quello dell’Economia. Del resto è lei a scriverlo nella sua lettera: “Mi sono battuto perché la competenza della Protezione civile fosse propria del presidente del Consiglio risolvendo in questo modo il problema di evitare di affidarsi a forme di coordinamento senza potere esercitate da un ministro di pari grado ad altri ministri”.

Dico la verità: lei, egregio sottosegretario senza deleghe, è formidabile. Le sfuggono dalla penna delle verità e degli obiettivi che dimostrano dove può portare l’ideologia del fare quando è affidata a forme preoccupanti di egolatria e megalomania. Lei è riuscito a dare al premier quel potere di fatto che l’ordinamento ancora non gli ha conferito. Avete insieme bypassato l’ordinamento vigente, potete modificare tra voi due le poste di bilancio, l’avete fatto e lo farete sempre di più, non solo per le catastrofi ma per tutto ciò che vi passerà per la mente o passerà per la mente dei vostri amici. Lei pensa che questo sia il modo di servire lo Stato? Lascio ai lettori e alla pubblica opinione di giudicare.

Non entro nelle questioni che riguardano le inchieste giudiziarie ma voglio assicurarla: a noi non piace affatto rimestare nel fango. Ma se il fango c’è è nostro dovere professionale raccontare chi c’è in mezzo a quel fango e che cosa ha fatto per esserne lordato. Spero vivamente che lei non sia di quelli ma si tratta purtroppo di suoi intimi amici.

GUIDO BERTOLASO, PROTEZIONE CIVILE Spa: ovvero IL PROGETTO AUTORITARIO DI SILVIO BERLUSCONI (4)

febbraio 17, 2010

Ogni giorno una rivelazione, ogni giorno un nome nuovo o vecchissimo. Ma è la strategia complessiva, il progetto, che dobbiamo continuare a comprendere e denunciare. Non solo vigilare, ma persistere nella vigilanza. Nel frattempo Bertolaso, indefesso servitore dello Stato, dichiara: “Resto al mio posto, me lo hanno chiesto”. Chi, glielo ha chiesto? Lo Stato o il governo-partito che occupa lo Stato? E’ giunto il momento di ascoltare le parole del grande servitore (risposte alle domande di Scalfari). Più chiaro di così…

4. (Bertolaso)

1. Non si è accorto che l’estensione della Protezione civile ai Grandi eventi del tutto disconnessi dalle catastrofi causate dalla natura o dagli uomini, era al di sopra delle possibilità di un regolare servizio?
“Mi sono accorto del contrario e resto convinto delle ragioni che hanno portato il Governo Berlusconi prima, il Governo Prodi poi, ed infine l’attuale Governo Berlusconi a confermare al Dipartimento la gestione dei Grandi Eventi. La ragione: quella della Protezione civile è l’unica normativa che considera, in linea con le normative comunitarie relativamente alla accelerazione delle procedure, la variabile “tempo” come reale e cogente”.
“Quando ci sono scadenze, quando bisogna concludere qualcosa entro una data non procrastinabile, anche in relazione ad esigenze di sicurezza e di tutela degli interessi primari della collettività, l’unico strumento che funziona è la normativa citata. Ripeto: normativa, non anarchia o autorizzazione ad esercitare la pirateria a nome dello Stato, normativa per di più comprensiva di controlli e autorità di vigilanza, mai abrogate”.

2. Se se n ‘è accorto, ha comunicato questa sua preoccupazione al presidente del Consiglio? Ottenendo quale risposta?
“Ho comunicato alla Presidenza più volte – e non solo durante questo Governo – la mia preoccupazione relativa all’aumento delle richieste di dichiarazione di grande evento da affrontare con la figura del Commissario Straordinario. A mio avviso c’era e c’è da domandarsi come mai continuano ad aumentare le richieste di dichiarare situazioni di ogni tipo particolari e diverse dalle altre, che siano grandi eventi, emergenze, o altre fattispecie. A me pare che ciò costituisca un segnale, inquietante, dell’aumento della difficoltà delle Amministrazioni a gestire in ordinario il territorio affrontando situazioni complesse. Nessuno, né in Parlamento né fuori, ha finora dato cenno di condividere la necessità di una revisione e di un ammodernamento della normativa, per poter consentire alle Amministrazioni di affrontare efficacemente in via ordinaria le problematiche del governo del loro territorio”.

3. Non si è reso conto che la creazione della Protezione civile Spa rendeva permanente quest’anomalia e confiscava ulteriormente i poteri legislativi del Parlamento?
“Come già Le ho scritto la settimana scorsa, il decreto legge non prevede affatto la trasformazione della Protezione Civile in società per azioni, la quale viceversa, con personale capace e preparato, continuerà nella sua missione. La Spa è uno strumento tecnico in più, che, con l’esperienza acquisita nelle emergenze, non ultima quella aquilana, rimette nella mani del “Pubblico” competenze da “general contractor” che la pubblica amministrazione ha perso negli ultimi decenni, rendendola nuovamente in grado di seguire giorno per giorno i lavori di cui lo Stato è committente e sottraendosi al ricatto del “mercato”, all’ormai abituale ricorso ai vari modi di implementare i prezzi che azzerano nei fatti la sostanza stessa delle gare che si svolgono, oltre a provocare inevitabilmente il rinvio a tempi ignoti della consegna della commessa. Aggiungo, viste le circostanze, che tutto si gioca, come sempre, sulla scelta delle persone giuste nei posti giusti. Ho potuto farlo all’Aquila, mentre in precedenza ho lavorato con le massime autorità competenti per le opere pubbliche che ho trovato. Se queste persone già investite di ruoli importanti e delicati non erano all’altezza del loro compito, il chè deve ancora essere provato, posso solo dire, senza violare alcun segreto investigativo, che la prospettiva che si possa lavorare assumendo in pieno anche la responsabilità della scelta accurata dei collaboratori mi pare un passo avanti e una garanzia in più”.

4. Ha comunicato al presidente del consiglio questa sua eventuale preoccupazione?
“Rendere lo Stato efficiente non è una anomalia, non ho mai sottratto poteri legislativi al Parlamento – affermazione in sé ridicola – , credo che lo Stato non sia solo gioco partitico, in parlamento e fuori, ma anche responsabilità di operare delle amministrazioni. Per questa ragione non avevo proprio nulla da comunicare al Presidente del Consiglio su questo punto. Avrei dovuto chiedergli che mi concedesse di rinunciare alle uniche norme che consentono di operare con efficacia, come ho dimostrato in questi anni. Per quale ragione? Per restare fermo a tempo indeterminato, in attesa che il Parlamento affrontasse il problema della capacità di decidere e fare delle Amministrazioni, sul quale ad oggi non ci sono neppure proposte?”

5. Si è reso conto che buona parte dei mutamenti apportati alla legge del 1992 potevano creare conflitti con l’ordinamento costituzionale?
“Non mi rendo mai conto di ciò che non c’è. Nessuna novità venuta dopo la legge del 1992 ha creato conflitti costituzionali. Nessuna norma è passata col parere contrario del Presidente della Repubblica, non ci sono state osservazioni neppure informali, non ci sono stati pronunciamenti della Corte Costituzionale né sono state sollevate fondate eccezioni di incostituzionalità. Da nessuno, tranne che da Lei oggi, neppure durante la discussione e l’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione, che ha dichiarato la Protezione Civile materia concorrente con le Regioni, con le quali per noi è normale coordinarsi, anche per i Grandi Eventi, come è avvenuto per il G8 con la Regione Sardegna e successivamente con la Regione Abruzzo”.

6. Ha riflettuto sul fatto che le ordinanze relative a quegli eventi (tra le quali c’è anche l’attribuzione alla Protezione civile del finanziamento delle celebrazioni per l’Unità d’Italia) sono un modo per evitare la firma del capo dello Stato eludendo così il suo controllo di costituzionalità?
“Se i Presidenti della Repubblica non hanno mai opposto il rifiuto o obiezioni alle leggi che consentono l’adozione delle ordinanze relative ai Grandi Eventi, se gli stessi non hanno mai espresso preoccupazioni di sorta al riguardo, confesso che non ho avuto stimoli per fare questa riflessione. Ricordo invece che i Presidenti della Repubblica hanno conferito due medaglie d’oro al valore civile al Dipartimento, mi hanno riservato rapporti personali diretti assolutamente cordiali, non hanno mai lesinato, in moltissime occasioni, i loro complimenti e il loro compiacimento per il mio operato. In occasione del G8 all’Aquila il Presidente Napoletano ha voluto pubblicamente manifestare il suo grande apprezzamento, a me e a quanti hanno lavorato con me, per l’organizzazione e la gestione dell’evento”.

7. Ha informato di queste sue eventuali osservazioni il presidente del Consiglio? Quale risposta ne ha ottenuta?
“Per la stessa ragione, e cioè la mia incapacità di vedere pericoli dove li vede solo Lei, non ho informato il Presidente del Consiglio, che invece ha potuto prendere atto in molte occasioni, senza bisogno di suggerimenti, delle tante cose concrete positive realizzate dal Dipartimento”.

8. Si è reso conto che, restando sottosegretario di Stato, esisteva un’incompatibilità assoluta con la carica di direttore del Dipartimento della Protezione civile? Questa incompatibilità è durata più di un anno.  Per quale ragione?
“Sarei incompatibile se fossi sottosegretario alla Protezione Civile. Mi sono battuto sempre perché la competenza della Protezione Civile fosse propria del Presidente del Consiglio dei Ministri, risolvendo in questo modo il problema di evitare, nei tempi dell’emergenza, di affidarsi a forme di “coordinamento senza potere”, esercitate da un Ministro pari grado di altri Ministri che dovevano accettare di farsi coordinare. Ho detto anche di recente che un conto è invitare i colleghi, un altro convocare le Amministrazioni e i loro titolari a riunioni a Palazzo Chigi. Questo vale in generale, a prescindere da chi sia l’inquilino di Palazzo Chigi. Sono stato sottosegretario per l’emergenza rifiuti in Campania dove ho anche operato come responsabile della Protezione Civile con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Risultati che dipendono dall’uso di quei poteri e normative di Protezione Civile, le uniche adeguate ad affrontare situazioni complesse e problemi dove il “tempo che passa” è determinante, che ora sembra Le creino insormontabili problemi di tenuta della democrazia. Anche adesso, comunque, non sono affatto sottosegretario alla Protezione Civile”.

9. Bertolaso è stato indagato per reati connessi alla gestione dei rifiuti di Napoli, insieme al suo vice dell’epoca (che è una donna a lui ben nota e a lui fedelissima). Il processo per il suo vice è in corso. Per quanto riguarda lui è stato invece stralciato e trasferito a Roma. Può dirci a che punto si trova questo processo?
“Per quanto riguarda il processo relativo a mie condotte inerenti la gestione dei rifiuti in Campania, al momento mi risulta che ci sia stata richiesta di archiviazione per i quattro reati più gravi di cui ero indagato, mentre è in corso l’accertamento da parte del Gip per un ultimo reato di natura contravvenzionale, per il quale la legge prevede soltanto un’ammenda”.

10. Porgo queste domande a Bertolaso perché egli si è sempre proclamato un uomo al servizio dello Stato e non dei governi. Se fosse al servizio di questo governo e lo dichiarasse francamente, non porrei questi interrogativi. Ma se è al servizio dello Stato avrebbe dovuto porseli e quindi: perché queste domande non se le è poste da solo e non ne ha tratto le conclusioni?
“Ripeto di essere un servitore dello Stato. Ho detto, anche nella ultima lettera che le ho inviato, che non sono servitore di questo o quel governo. Il che non vuol dire che non sia al servizio del Governo. Sarebbe assai originale e contraddittorio. Se la Sua vera domanda è: “si è reso conto che il suo operare ha creato situazioni che possono aver contribuito al consenso nel Paese dell’attuale Presidente del Consiglio?” rispondo di essermene accorto. Ho già detto che alcuni degli interventi che ho realizzato, a partire dalla fine della quindicennale emergenza rifiuti in Campania, sarei stato lieto di concluderli con il Presidente Prodi, che condivideva il mio Piano, mentre il Governo da lui presieduto non ne ha permessa la realizzazione. Non io, ma Napoli e l’Italia hanno perso più di un anno. Spiacente, ma non è un mio problema considerare che per “Stato” si deve intendere “l’Italia senza Berlusconi”. Spiacente, è un problema del centro sinistra italiano, non dello Stato, non riuscire a fare a meno di questo Presidente perché unico collante buono a tenere insieme forze politiche che, quando non trovano accordo su questo comune bersaglio, danno regolarmente vita alla fiera del fuoco amico. Da servitore dello Stato, aspetto che questa congiuntura non brillante finisca, perché non aiuta nessuno a migliorare la qualità del servizio ai cittadini. Ma ciascuno si prenda le sue, di responsabilità. Un’ultima risposta la devo non ad una domanda, ma ad una sua affermazione. Personalmente ho grande considerazione per il lavoro della magistratura, credo indispensabile che esista una “macchina della giustizia” efficiente e responsabile, credo nel diritto dovere dei magistrati di fare il loro lavoro, prezioso per una società che vuole essere civile. Mi piacerebbe molto, invece, che i processi mediatici come quello che adesso si sta celebrando contro di me, che sono soltanto l’imputato pubblico di turno, scomparissero. Rispetto l’opinione pubblica, al punto da essermi fatto un punto d’onore nel meritare la fiducia dei cittadini, ma non credo le si renda servizio spargendo illazioni, informazioni non verificate, sospetti, teoremi di colpevolezza data per certa quando nessun giudice si è pronunciato. Questo sì, in violazione dei principi costituzionali. La libera stampa, se sviscera gli elementi di prova addotti dai giudici per una loro decisione, può rendere un servizio ai cittadini e al Paese. Quando spande fango, meno”.

GUIDO BERTOLASO, PROTEZIONE CIVILE Spa: ovvero IL PROGETTO AUTORITARIO DI SILVIO BERLUSCONI (3)

febbraio 16, 2010

Dunque Bertolaso, a differenza del suo “unico referente”, abbozza una risposta, che, purtroppo per lui, non fa altro che peggiorare la situazione: il progetto autoritario è evidente e inquietante: lor signori non vogliono controlli né prima né durante né dopo, e l’alibi è sempre lo stesso, che il Parlamento è troppo lento e che quindi bisogna agire velocemente e che per agire velocemente ci deve essere solo uno a comandare e che per esserci solo uno a comandare bisogna eliminare le garanzie costituzionali, le quali, appunto, non vengono considerate garanzie, ma impedimenti e perdite di tempo (ovviamente questa l’ideologia autoritaria, senza per ora far riferimento al sistema di corruzione che le è inoltre sotteso). Qui sotto il seguito del confronto Scalfari-Bertolaso.

3. (Scalfari)

Non starò a far l’elenco degli appaltatori (attuatori) e degli appaltanti tra i quali si segnalano Balducci, presidente del Consiglio dei Lavori pubblici, De Santis che lo coadiuva. Non starò a ripercorrere le filiere familiari e amicali del gruppo Anemone, i Piermarini, i Piscicelli, i Gagliardi, i Della Giovampaola; una lunga filiera di figli, cognati, fratelli, amici da una vita, con nello scorcio perfino un vecchio padre salesiano, emerito finanziatore di missionari e anche di qualche lestofante. Tutte persone, affari, intrecci, che hanno occupato le pagine di Repubblica e di tutti i giornali dei giorni scorsi.

A me interessa invece tornare su “Protezione civile Spa” e più in generale sul sistema delle ordinanze.
La legge base sulla Protezione e sulle Ordinanze risale al 1992 ed è perfetta sotto ogni punto di vista, in raccordo con la giurisprudenza e con successive sentenze della Corte costituzionale. Quella legge autorizzava la Protezione civile “a passare col semaforo rosso” in caso di catastrofi naturali di importanza nazionale, fermo restando il controllo della Corte dei Conti sui rendiconti delle spese sostenute.

Vediamo anzitutto il numero delle ordinanze emesse dai successivi governi. A partire dal 1994 fino al 2001 sono state emanate un’ordinanza all’anno, al massimo due un paio di volte. Nel 2002 le ordinanze relative alla Protezione civile sono state 40, nel 2003 sono state 72, e poi 59 nel 2004, 99 nel 2005, 71 nel 2006, 87 nel 2008 e 79 nel 2009 fino al mese di settembre.

L’aumento va di pari passo con l’estensione dell’attività “protettiva” ai cosiddetti Grandi eventi al di fuori delle catastrofi naturali. Quest’estensione avvenne con le leggi del 2002 e del 2005. L’emissione di ordinanze non è più subordinata a criteri specifici ma a discrezione del Consiglio dei ministri, con una vera e propria confisca dei poteri legislativi e di controllo del Parlamento ed anche del Capo dello Stato perché le ordinanze sono esclusivo appannaggio del presidente del Consiglio in quanto atti puramente amministrativi. Ma puramente amministrativi non sono perché i veri atti amministrativi sono soggetti a regolari controlli della Corte dei Conti, dei Tar e del Consiglio di Stato. Si tratta cioè di amministrazione straordinaria, dove la straordinarietà è decisa dal Consiglio dei ministri con criteri eminentemente politici.

La Corte costituzionale aveva stabilito con una sentenza del 1956, più volte reiterata in casi successivi, che “le ordinanze debbono rispondere ai canoni dell’efficacia limitati nel tempo in relazione ai dettami della necessità, dell’urgenza e della adeguata motivazione”.

Si è invece arrivati addirittura ad utilizzare l’ordinanza per affidare alla Protezione civile l’attuazione dei decreti legge anche prima della loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Nemmeno il Re Sole aveva i poteri che ha Berlusconi attraverso la Protezione civile. La quale si è occupata perfino della costruzione di un albergo sul lago Maggiore in concomitanza con i campionati di ciclismo e si occupa ora dell’Expo di Milano che avrà luogo nel 2011. Qui non si tratta più di sorpassare un semaforo rosso ma addirittura di puntare l’automobile dritto sul passante per metterlo sotto le ruote, là dove il passante è semplicemente la democrazia parlamentare e lo Stato di diritto.

Ultima ciliegia su questa torta maleodorante: il sottosegretario alla Protezione civile è anche direttore del Dipartimento della P. C.; sarebbe come se Gianni Letta, sottosegretario con delega ai servizi di sicurezza, fosse anche il direttore di quei servizi. È curiosa la difesa preventiva di Letta per il collega in difficoltà. Vuole forse anche lui mettersi al posto dei direttori dei servizi segreti conservando la carica politica? Perché non lascia ai magistrati di fare il loro mestiere? Va bene che è gentiluomo vaticano, ma anche Angelo Balducci lo è. (Sia detto tra parentesi: il cardinal Bertone dovrebbe forse esser più rigoroso nelle scelte dei suoi gentiluomini. Uno è finito in galera per corruzione e non è una buona pubblicità per la Chiesa).

* * *

A Guido Bertolaso vorrei porre qualche conclusiva domanda che ovviamente non riguarda la materia sotto esame dei tribunali.

1. Non si è accorto che l’estensione della Protezione civile ai Grandi eventi del tutto disconnessi dalle catastrofi causate dalla natura o dagli uomini, era al di sopra delle possibilità di un regolare servizio?

2. Se se ne è accorto, ha comunicato questa sua preoccupazione al Presidente del Consiglio? Ottenendo quale risposta?

3. Non si è reso conto che la creazione della Protezione civile Spa rendeva permanente quest’anomalia e confiscava ulteriormente i poteri legislativi del Parlamento?

4. Ha comunicato al presidente del Consiglio questa sua eventuale preoccupazione?

5. Si è reso conto che buona parte dei mutamenti apportati alla legge del 1992 potevano creare conflitti con l’ordinamento costituzionale?

6. Ha riflettuto sul fatto che le ordinanze relative a quegli eventi (tra le quali c’è anche l’attribuzione alla P. C. del finanziamento delle celebrazioni per l’Unità d’Italia) sono un modo per evitare la firma del capo dello Stato eludendo così il suo controllo di costituzionalità?

7. Ha informato di queste sue eventuali osservazioni il presidente del Consiglio? Quale risposta ne ha ottenuta?

8. Si è reso conto che, restando sottosegretario di Stato, esisteva un’incompatibilità assoluta con la carica di direttore del Dipartimento della P. C.? Questa incompatibilità è durata più di un anno. Per quale ragione?

9. Bertolaso è stato indagato per reati connessi alla gestione dei rifiuti di Napoli, insieme al suo vice dell’epoca (che è una donna a lui ben nota e a lui fedelissima). Il processo per il suo vice è in corso. Per quanto riguarda lui è stato invece stralciato e trasferito a Roma. Può dirci a che punto si trova questo processo?

10. Porgo queste domande a Bertolaso perché egli si è sempre proclamato un uomo al servizio dello Stato e non dei governi. Se fosse al servizio di questo governo e lo dichiarasse francamente, non porrei questi interrogativi. Ma se è al servizio dello Stato avrebbe dovuto porseli e quindi: perché queste domande non se le è poste da solo e non ne ha tratto le conclusioni?

GUIDO BERTOLASO, PROTEZIONE CIVILE Spa: ovvero IL PROGETTO AUTORITARIO DI SILVIO BERLUSCONI (2)

febbraio 15, 2010

La premessa di un giorno fa rimane. Tenere alta l’attenzione. Vigilare. Seconda parte articolo E. Scalfari.

2.

Io non credo che Guido Bertolaso sia coinvolto in festini e se anche lo fosse non penso che sia questo il punto scandaloso della questione anche se intriga la prurigine pubblica, quella più appassionata ai “reality show” e al “Grande Fratello” in edizione televisiva.

Qualche giorno fa il sottosegretario Bertolaso mi ha indirizzato una lunga lettera in cui raccontava le difficoltà del suo lavoro, il valore dei suoi collaboratori, la bontà dei risultati ottenuti. Non ne voleva la pubblicazione; voleva che mi convincessi alla sua tesi del “tutto va bene e tutto andrà bene”. Ricevetti la lettera poco prima che lo scandalo scoppiasse, tardai qualche giorno a rispondere, nel frattempo lo scandalo scoppiò.

La mia risposta è stata breve. Ho fatto i più sinceri auguri al capo della Protezione per l’esito dell’inchiesta a suo carico, e li ho fatti “nell’interesse suo, dei volontari che lavorano con zelo e disinteresse ai suoi ordini, e del Paese”. Ma ho aggiunto che il mio giudizio sul sistema e sui poteri della Protezione è totalmente negativo e gli ho allegato il discorso pronunciato in Senato dal senatore Luigi Zanda sulla conversione in legge del decreto che istituisce la “Protezione civile Spa”, dove i vizi e i pericoli della nuova istituzione sono puntigliosamente e lucidamente elencati.

Rivelo questo epistolario per dire che non ci muove in questa circostanza alcun intento moralistico e alcuna antipatia personale. Bertolaso sa fare il suo mestiere ma con un assai grave difetto: una brama di fare che si traduce inevitabilmente in brama di potere. Ho scritto su di lui che è una protesi di Berlusconi e questa è la pura verità.

C’è una frase che il capo della Protezione ha detto in una recentissima intervista: “Se sto correndo in macchina per salvare una vita e il semaforo segna il rosso, io passo nonostante il rosso”.

Ha perfettamente ragione e noi abbiamo fervidamente applaudito quando ciò è avvenuto. Purtroppo l’area della Protezione civile si è enormemente accresciuta ed estesa ad eventi che non hanno niente a che fare con la vita delle persone e delle cose; eventi che non hanno nulla di catastrofico, appuntamenti che si svolgeranno tra mesi ed anni. Ma lui ha ottenuto di passare con il rosso sempre e dovunque. L’ha ottenuto e l’ha voluto. Ora dice che non poteva sorvegliare tutto, che nulla sapeva di appalti e di appaltatori, che forse è caduto in una trappola.

Io non credo che questa sua difesa corrisponda a verità; le intercettazioni della Procura di Firenze e le indagini della Guardia di finanza disposte dalla Procura di Roma prospettano una verità completamente diversa. Ma quand’anche Bertolaso fosse caduto in una trappola, è lui stesso ad essersela preparata. Non si possono guidare i lavori pubblici della Maddalena, quelli dell’Aquila, gli aiuti ad Haiti, la preparazione del Convegno eucaristico, le Olimpiadi del nuoto a Roma, i rifiuti a Napoli (ancora in corso), quelli a Palermo, le colate di fango a Messina, i Mondiali del ciclismo a Varese. Infine l’ondata di maltempo in tutta Italia che si avvicenda a siccità ed incendi secondo le settimane e le stagioni.

Questa è la trappola, alla quale ora si aggiunge la sua difesa nell’inchiesta che lo vede coinvolto. Spero per lui che abbia almeno il buon senso di dimettersi, ma purtroppo il sistema da lui pensato e da Berlusconi voluto resta in piedi. È quello che va smantellato anche perché è un sistema interamente incostituzionale. Ancora una volta è di incostituzionalità che si tratta.

GUIDO BERTOLASO, PROTEZIONE CIVILE Spa: ovvero IL PROGETTO AUTORITARIO DI SILVIO BERLUSCONI (1)

febbraio 14, 2010

Non condivido quasi mai tempi e modalità politiche e, soprattutto, culturali (anzi: e quindi culturali) dell’area di riferimento del quotidiano “La Repubblica”, ma questo editoriale di E. Scalfari mi pare fondamentale. Lo pubblico in tre puntate, per riflettere bene su ogni passaggio. Prima che sia troppo tardi.

(1)

La prima parola che viene in mente è bordello, nel senso letterale e metaforico del termine già usato da Dante nella celebre apostrofe “Non donna di province ma bordello”, cui si potrebbe aggiungere l’altro verso della stessa terzina: “Nave senza nocchiero in gran tempesta”. Il padre della nostra letteratura, cioè della nostra storia, aveva scolpito ottocento anni fa uno dei connotati permanenti della nostra società, per fortuna non il solo, ma purtroppo quello più ricorrente.

Non c’è ritratto più adatto per descrivere l’impressione suscitata dall’ennesimo scandalo del nostro scandaloso presente, quello che si intitola alla Protezione civile, al suo capo, Guido Bertolaso e al suo massimo ispiratore e primo fruitore, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La popolarità di Berlusconi e il consenso che ancora compattamente lo sostiene poggia infatti su tre pilastri: la lotta indiscriminata e sapientemente alimentata contro gli immigrati, la celere raccolta dei rifiuti a Napoli, la tendopoli e le casette rapidamente allestite a L’Aquila dopo il terremoto. Gli ultimi due debbono il loro successo a Guido Bertolaso e questo spiega la difesa che Berlusconi ha assunto personalmente del suo capocantiere, detto anche “il protettore” in quanto capo della Protezione.

L’uomo del fare ha trovato due anni fa un altro uomo del fare e l’innamoramento è stato immediato e reciproco. Saper fare e voler fare sono requisiti positivi se il fare viene esercitato all’interno di limiti precisi, di regole chiare, di controlli rigorosi.

Più aumenta il potere degli uomini del fare e più dovrebbero aumentare i controlli, le regole, i limiti. Ma se i controlli vengono smantellati, allora il potere del fare diventa un requisito negativo e questa è appunto la situazione che due anni di dittatura del cosiddetto fare ha creato.
Lo scandalo della Protezione civile è dunque intimamente connesso al berlusconismo e alla sua visione della cosa pubblica. Alla sua concezione costituzionale. Da anni il premier si batte per instaurare un assetto autoritario, dove l’accrescimento dei poteri presidenziali sia accompagnato dall’indebolimento dei controlli e dei poteri di garanzia. Dove il potere legislativo sia confiscato da quello esecutivo, dove il disegno di legge sia sostituito dal decreto legge e il decreto dall’ordinanza. E dove infine l’ordinanza sia “esternalizzata” e affidata non più ad un dipartimento collocato all’interno della Pubblica amministrazione, ma ad una società per azioni di carattere pubblico in veste privatistica, che ha come unico referente il capo del governo, con tutto ciò che inevitabilmente ne consegue e che lo scandalo Bertolaso-Protezione civile ha portato ora sotto gli occhi di tutti i cittadini. Per fortuna lo scandalo è scoppiato prima dell’entrata in vigore della legge sulle intercettazioni che se sarà approvata così come il governo la vuole, metterà il bavaglio alla stampa (a quel che resta della libera stampa). Con quella legge vigente l’opinione pubblica non avrebbe saputo nulla di ciò che è accaduto, nulla dell’istruttoria in corso, nulla delle risate degli appaltatori allo scoppio del terremoto, nulla del raddoppio dei prezzi in corso d’opera, nulla degli intrecci familiari e amicali, nulla dei “benefit” percepiti dagli appaltanti, nulla dei conti segreti.

L’opinione pubblica sarebbe stata tagliata fuori dalla delicatissima fase dell’istruttoria e così lo sarà nel prossimo futuro se quella legge sarà approvata. E questo sarà il quarto pilastro per completare il disegno dello Stato autoritario. Il quinto pilastro è e sempre più sarà lo scudo immunitario per gli uomini del fare e per quelli dell’obbedire.

Tagliar fuori l’opinione pubblica e tagliar fuori la giurisdizione: questo è l’obiettivo. Lo scandalo della Protezione civile è salutare perché mette allo scoperto la giuntura principale di questo disegno mentre ancora la pubblica opinione e la giurisdizione sono in grado di conoscere e di giudicare. Dopo sarà troppo tardi.

CHI SI RICORDA DI GAZA

febbraio 13, 2010