Archive for marzo 2009

Film

marzo 30, 2009
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Diario di viaggio – Damasco

marzo 21, 2009

Damasco, gennaio 2009

In un film di Amos Gitai del 1994, Au pays des oranges, il regista riesce a entrare a Gaza e la sua macchina viene circondata da palestinesi, ragazzi e uomini, che semplicemente non riescono a capire perchè non gli è permesse uscire dalla città per andare a lavorare (in Israele). 1994: non si può fare a meno di pensare allo stallo che affligge questa antica regione del mondo. Anche adesso, mentre seguo il giovane Ahmed, che ci guida (me e mia moglie) attraverso i vicoli del campo profughi palestinese di Damasco, Yarmouk. In realtà il campo è un vero e proprio quartiere della città e accoglie oltre cinquecentomila rifugiati. E’ sera, le strade interne sono buie e deserte e su ogni portone o dalle finestre sventolano bandiere a lutto che si confondono con la notte. In fondo invece, la strada principale che taglia in due il quartiere è illuminata a giorno dai ristoranti e dai negozi sempre aperti. In una piccola piazza c’è una tenda dove ogni giorno si svolgono dibattiti e incontri. Lì davanti un gruppo di ragazzetti ha disegnato per terra con dell pietre la cartina della Palestina e ora la circonda in veglia con in mano delle candele. Visitiamo un centro d’accoglienza in cui si svolgono workshop, campi estivi, attività politiche e di volontariato. C’è una sala con dei computer e un cinema. La discussione verte sul fatto che quasi tutte le bandiere delle nazioni mediorientali sono una variazione di quella palestinese (il caso limite la Giordania: stessa bandiera, ma con una stella). Diceva Nietzsche in uno dei suoi aforismi più spericolati e veggenti: “Farsi inermi, quando si era più armati – è questo il mezzo per la vera pace”. Il più forte che a un certo punto depone tutte le armi, disarmando anche il contendente. Ma Israele non sembra concepire questa possibilità rivoluzionaria. Qualcuno chiede: “Ma allora dov’è la Palestina?”. La risposta è la domanda.

La cosa reale

marzo 15, 2009

hopper-the-real-thing

Contro la comunicazione: nel bel ‘mezzo’ di niente

marzo 13, 2009

Ciò che non si finisce mai di ri-scrivere è l’identità. Tutti i sistemi audiovisivi digitali radicalizzano questo processo, attraverso un conflitto permanente fra identità singolari e identità collettive. La domanda non è più cosa si modifica nell’immagine sottoposta allo sguardo, ma come si modifica l’occhio, cioè le persone, nella convulsione e modificazione continua dell’immagine. Ipotesi mabusiane e profezie orwelliane semplicemente fanno i conti con l’identità tecnica fra controllori e controllati. L’economia del soggetto diventa un’economia di contesto, precipitazione e convergenza di un numero tale di fonti e di manipolazioni e di interpretazioni, che non ha più molto senso parlare di copia e di originale. Soprattutto si incrinano le sicurezza della comunicazione, la vocazione o il sogno di accorciare sempre di più la distanza dagli eventi. Da questo punto di vista l’epoca digitale  è l’effetto della crisi globale che ha colpito la rincorsa alla contemporaneità perseguita dai mass media per oltre mezzo secolo. Come ha mirabilmente scritto Thomas Pynchon l’informazione è per sua natura postuma: cosa succede se il razzo prima esplode e poi lo si sente arrivare? Paradossale, per chi si definisce medium, non riuscire mai a stare completamente nel mezzo (o forse è questa la sua più pericolosa qualità?)

La morte e la semina

marzo 11, 2009

Quaderni dal carcere (6)

marzo 8, 2009

Bisognerebbe fare come i contadini di una volta: rimuginare a lungo sulle affermazioni e sulle parole altrui, diffidare dei luccicori delle declamazioni, misurare, soppesare, pensare. La nostra epoca è organizzata in modo tale da rendere automatico veder l’albero e non più la foresta, il regolamento e non il piano strategico. Sconfiggere questo insulso universo di minuzie.

Art of stopping

marzo 4, 2009

Quaderni dal carcere (5) – Editoria

marzo 2, 2009

“Pronto?”

“Salve, sono (…), della (…) Edizioni”

“…”

“Parlo con Lorenzo Esposito?”

“Si”

“Abbiamo letto il suo manoscritto”

“…”

“Che facciamo, procediamo con l’iter, come da contratto?”

“Ah si, il contratto.. Al punto C..”

“Si, il punto C. E’ un piccolo sacrificio, ma che le verrà ampiamente ricompensato grazie al nostro collaudato iter promozionale”

“2.290 euro”

“Si, questa è la cifra”.

“La parola iter, indica anche la cifratura dei passi?”

“Prego?”

“Quale racconto le è piaciuto di più?”

“Oh, mi piacciono molto quelli brevi, queste piccole fantasie che fanno sognare..”

“Ha presente l’ultimo, il più lungo, in cui l’universo intero è nella piega a cifre di seta del lembo di una tenda?”

“Aspetti.. Non ricordo di aver letto dell’universo.. E’ importante per lei?”

“No, è che mentre lo scrivevo ho avuto un’erezione”

“Prego?”

“Sa che questo non è il mio primo libro?”

“Ah, non è un’opera prima, allora questo pone dei problemi di inserimento nella collana..”

“In effetti sulla Terra sarebbe un’opera prima, ma su Saturno è alla quarta ristampa”

“Ho capito, le va di scherzare”

“E’ stato grazie al passaparola delle meduse elettriche, quelle ragazze quando ci si mettono sono capaci di mandare in cortocircuito l’intera nebulosa..”

“Senta, non butti via quest’occasione. Facciamo così, ci pensi un po’, la proposta è sempre valida..”

“Si figuri che due anni fa, su Giove..”

”    ”

“Pronto? Pronto! Signorina aspetti! Non chiuda! Non mi lasci solo!”