Quaderni dal carcere (3)

Essere laici significa indicare la distanza necessaria all’uomo per non soccombere sotto il peso delle proprie illusioni (giustizia, uguaglianza, fraternità). Indicare la distanza dell’uomo dall’uomo, individuando il “puzzo di cadavere che trapela dal belletto”. E almeno, così facendo, opporsi all’illusorietà delle forme contingenti (gli odiosi e insulsi contesti), cioè opporsi al pensiero di destra, che di quelle illusioni non attacca la forma, ma il contenuto, cioè l’umanità, cioè ancora la possibilità di sbagliare, la libertà di commettere un errore, il sentimento.

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