Quaderni dal carcere (2)

Uno dei motivi per cui bisogna essere sempre contro la comunicazione, risiede nella melassa che comunemente chiamiamo attualità. Oggi che la facilità d’accesso alle informazioni produce anche l’eccesso di fonti e di ‘comunicazioni’, se da un lato si moltiplicano le forme di contro-informazione, dall’altro si pone la questione della selezione: come individuare sacche di rilevanza all’interno di un flusso insieme trasversale e interconnesso? Si prenda la comunicazione politica italiana, tutta basata su una sorta di bollettino lottizzato di dichiarazioni. Poichè rilasciare un commento non costituisce nessun evento, e quindi nessuna traducibilità in notizia, la realtà è che ci viene comunicato quotidianamente il nulla, fingendo che nient’altro sia accaduto, o che sia accaduto altrove. Chi comunica questo altrove? Il problema dell’attualità, questa sciocchezza della contemporaneità, dell’essere presenti agli eventi (che in quanto tali sono già passati), è che, ammettendo pure che esista, essa si produce a ridosso degli accadimenti,  e che questo lasso di tempo, caratterizzato da un seppur minimo ritardo, è anche la zona di massima manipolabilità, il luogo in cui ciò che vorrebbero far passare per comunicazione è al contrario una forma di controllo su ciò che si deve sapere e su ciò che no e soprattutto sul come. Gli strumenti che ci rendono liberi, sono gli stessi che ci controllano.

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