FINZIONI

Questa storia potrebbe cominciare in un bar molto popolare di un quartiere popolare di una grande citta’ italiana. Oggi si gioca una partita assai sentita, fra la squadra della citta’ e quella della maggiore citta’ piu’ vicina. In questo bar si radunano tutte le domeniche gli abitanti del quartiere, fieri sostenitori della compagine cittadina. Loro e solo loro. Ma poiche’ del doman non v’e’ certezza, ecco che oggi, proprio oggi che la sfida e’ cosi’ infida, entrano nel bar due tifosi dell’altra citta’, due emigranti che hanno nostalgia di casa. Benche’ il loro accento li scopre subito, i tradizionali avventori fingono di non vederli e cominciano a colorare il match con i soliti agguerriti epiteti d’incitamento. Diciamo subito che la partita finira’ in pareggio, un bel 2-2, che tuttavia lascia l’amaro in bocca al bar di quartiere, in vantaggio 2-0 fino a pochi minuti dal termine. Il problema e’ che i due ospiti decidono di non guardare la partita in silenzio, ma di commentarla a alta voce, dichiarandosi sportivi, cioe’ commentandola soprattutto dal punto di vista tecnico, e nonostante qualche protesta degli astanti (perche’, si sa, il proprio beniamino non sbaglia mai!), appellandosi alla liberta’ d’opinione e di pensiero, ancora e ancora alla sportivita’, lamentandosi pure che l’Italia sia finita cosi’ male, che non si puo’ vedere la partita insieme ai rivali senza esserne insultati, senza cioe’ che i rivali riconoscano, come loro fanno cosi’ bene, le verita’ di cio’ che accade sul terreno di gioco. Perche’, dicono, noi siamo democratici (ammesso e non concesso che a parti invertite sarebbe lo stesso). Tanto e’ vero che la nostra squadra sta perdendo 2-0, ma aspetta, 2-1, no di piu’, 2-2! “Avete avuto culo! Potevamo anche vincere alla fine!” Non ce l’hanno fatta a trattenersi, e la quasi rissa che ne segue, e’ ovviamente colpa dei comuni frequentatori del bar, inospitali, in tanti contro pochi ecc.

Ecco: ennesimo caso di crisi e di fine della democrazia, basato sull’ipocrita capovolgimento delle regole. Come di quelli che intendono civilizzare un altro popolo con la loro perfetta democrazia, anche a forza di invaderlo e di bombardarlo, se proprio non capisce. Se si va a casa d’altri, ci si adatta o no? Si. E il rispetto e’ o non e’ la concessione all’altro di agire secondo le proprie abitudini e costumi? Fingersi piu’ democratici e’ la prima spia dell’autoritarismo: come di chi pensa di vivere in una democrazia solo in quanto vi sono libere elezioni (anche se poi a votare ci va la meta’ della popolazione). Sportivita’ e’ sinonimo di ipocrisia: sportivo e’ chi entra nel bar avversario, si guarda la partita in silenzio, si beve una birra e se ne va a casa. La democrazia e’ conflitto, non sportivita’. Non esiste liberta’ d’opinione, esistono dei limiti, ossia la strenua difesa della liberta’ d’opinione altrui, anche se questa dovesse significare stare zitti due ore durante una partita.

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