(10) DECRETI INTERPRETATIVI

Sarò impopolare e dirò che:

1. Sono 15 anni che ogni decreto è un colpo di mano.

2. Ogni colpo di mano era ed è espressione di un sistema di valori e di una difesa di classe precisa e pervicace.

3. A non credere più alla lotta di classe, alla necessità cioè di dare al conflitto, mai sopito e necessario in qualunque società che si vuole democratica, una vitalità anzitutto culturale, e quindi politica, è stata la sinistra.

4. Non dico tutti, ma almeno la metà dei provvedimenti dell’era autoritaria di Silvio Berlusconi, si basano su precedenti indirizzi (politici, e quindi culturali) dati dal cosiddetto centro-sinistra (a cominciare, purtroppo, dall’indirizzo dato già da Prodi alla Protezione civile di Bertolaso).

5. E’ questa la nostra reale tragedia, la nostra crisi: che non c’è differenza in termini di valori, o meglio di interpretazione politica dei valori condivisi (ammesso che ci siano), fra le destre populiste autoritarie plebiscitarie e i beppegrilli, i popoliviola, le italiedeivalori, i transformersrutelliani.

6. Quando Di Pietro dichiara: “Ci vorrebbe l’esercito”, denuncia l’appartenenza a un sistema di valori del tutto affine a quello del suo principale nemico, cioè è essenzialmente un uomo di destra casualmente o per convenienza finito nel già confuso calderone di centrosinistra.

7. L’ipocrisia è totale: “Siamo solidali con gli italiani che pagano le multe” (Zingaretti). C’è qualcuno di noi, che pur pagandole, non cerca di non pagarle, o vede lo Stato come un nemico (e lo è!)?

8. La verità è che chiunque in Italia – ma per la sinistra è più grave – ha accettato l’odierno modello di sviluppo (globale), cioè crede nel progresso (progressisti riformisti ecc.), e non nel cambiamento o nella rigenerazione:  e quindi non è più di sinistra.

9. Alternativa non è la parola: la parola da usare è Alterità (rileggere Pasolini luterano). Con questa destra non c’è possibilità di dialogo su nulla. Qualunque parola usino bisogna usarne o trovarne una opposta. Bisogna ricostruire un mondo culturale, e quindi politico, contrario, irriducibile, a loro inaccessibile, un’altra lingua.

10. Non basta vincere delle elezioni, non basta più, l’obiettivo non può essere solo avere la maggioranza in Parlamento. Il fatto che (anche questo è stato detto) il voto sia l’ultima arma rimasta a chi si vuole opporre, è gravissimo sintomo di un regime non di una democrazia. Bisogna fare i preparativi per la rivoluzione.

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